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Martedì, 22 marzo 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
1:50:08 PM a cura di Roberto Marzolla

Parchi, aree protette e comunità locali

Gli amministratori locali si sentono investiti, moralmente ed intellettualmente, dalla grande responsabilità della gestione di beni ambientali e storico-artistici di straordinaria bellezza e da questo patrimonio hanno il diritto ed il dovere, nei confronti delle popolazioni amministrate di trarne vantaggi economici e soprattutto occupazionali per i più giovani, per indirizzarli e riqualificarli verso mestieri ed iniziative legati allo sviluppo sostenibile.

Gli amministratori locali si assumono la responsabilità della gestione delle aree protette ribadendo che non vi può essere alcuno intervento concreto e non vi potranno essere iniziative volte allo sviluppo economico senza una concertazione che coinvolga innanzi tutto la gente che vive nelle aree protette così come sinora l'esperienza maturata ha dimostrato.

Queste nuove responsabilità e compiti di gestione richiesti dagli amministratori locali comportano, però, anche una riflessione attenta sulle responsabilità politiche di questi verso le comunità dei parchi che devono divenire assemblee di elaborazioni progettuali e proposizioni fattive.
I membri che saranno eletti in rappresentanza delle comunità nei consigli direttivi degli enti dovranno raccordarsi con l'assemblea consortile e dare a questa ogni chiarimento sulla attività svolta, divenendo esecutori delle scelte e portavoce attivi dei piani di intervento elaborati dalla comunità pur nel rispetto dei reciproci ruoli.

Le Comunità dei Parchi denunciano il grave pericolo derivante da una interpretazione restrittiva del d.l. n.419/99 che potrebbe difatti impedire il rapporto stretto tra comunità locali ed Ente Parco nel caso in cui prevalesse l'interpretazione, da più parti avallata, dell'esclusione degli amministratori locali nei consigli di gestione.

Questo limiterebbe l'incisività e la credibilità delle idee e delle azioni proposte dalle comunità locali non potendo contare su voci univoche nel Consiglio Direttivo dell'Ente ed impedendo all'assemblea degli enti locali di poter chiedere conto, all'occorrenza, di singoli comportamenti non conformi alle scelte assembleari.

La costruzione di una politica di sviluppo che veda le popolazioni artefici del proprio destino e, soprattutto protagoniste della conservazioni di beni che appartengono a tutta la comunità, non può prescindere da una sinergia di azioni che non possono essere esclusive di una sola area protetta.
Le problematiche ampie sollevate dall'ipotesi di ampi sistemi come APE, ITACA e Convenzioni delle Alpi richiedono una pari capacità di pensare per ambiti più vasti.
Le Comunità dei Parchi quindi si renderanno promotrici di una federazione delle comunità locali, nell'ambito della Federazione dei Parchi Nazionali, a cui chiediamo la revisione dello Statuto, per un giusto riconoscimento del ruolo delle comunità locali, che affronti con azioni coordinate e di più vasto respiro le problematiche dello sviluppo nelle aree protette. In questa ottica saranno ricercate e perseguite tutte le azioni per addivenire a convergenze possibili con la società civile, il mondo della scuola per l'istituzione di osservatori per la costruzione di una economia eco-compatibile.
Con questo auspicio e per la formazione di un documento unitario tra le Comunità dei Parchi Nazionali questo documento viene inviato alle Comunità dei Parchi per suggerimenti ed elaborazioni autonome.   


Venerdì, 11 marzo 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
8:31:16 AM a cura di Roberto Marzolla

Parchi, aree protette e comunità locali

L'integrità del nostro patrimonio naturale deve essere considerata come un lascito generazionale e frutto del rispetto e dell'amore per la loro terra.
Il Parco naturale costituisce lo strumento di tutela e conservazione di un ambiente integro negli aspetti paesaggistici e ricco di vissuto umano e una occasione originale ed irripetibile per rilanciare l'economia delle zone.

Le Comunità dei parchi intendono coniugare alla conservazione ed alla tutela della natura lo sviluppo possibile, in una crescita equilibrata che ridia vigore e slancio alle attività produttive compatibili, esistenti ancora in misura notevole nelle nostre comunità e persegua tutte le opportunità per la creazione di nuovo lavoro per permettere alle giovani generazioni di restare sul territorio. In particolare modo vanno incentivati l'artigianato, il turismo e potenziata la capacità ricettiva con la riqualificazione dei tessuti urbani dei centri storici e dei centri minori.
Queste azioni sul territorio mirano al potenziamento dell'economia asfittica delle zone per stimolare non solo la formazione di nuova imprenditoria giovanile ma, nel contempo, mirano a convincere ad investire coloro che guardano con crescente interesse alle potenzialità economiche di una "attività verde".

Oggi, dopo una prima fase propedeutica ad una normalizzazione amministrativa e di piena funzionalità degli Enti si pone con forza l'esigenza di dare un impulso nuovo ad una politica di sviluppo sostenibile le Aree Protette hanno le potenzialità per l raggiungimento di obiettivi economici di più ampio respiro.
Gli strumenti per dare corpo a queste speranze sono i piani dei parchi ed i piani di sviluppo socio-economici alla cui stesura devono partecipare le rappresentanze più vaste della società civile, come associazioni di massa e sindacali, imprenditori, operatori turistici ed agricoli.
Le Comunità dei Parchi sono consce che i prossimi anni saranno decisivi per definire ed attuare tutte le azioni previste dalla Legge 394/91, che alla tutela della natura coniugano il miglioramento delle condizioni di vita dei residenti nelle aree parco.
La capacità di elaborare una convivenza tra tutela e sviluppo, di dare risposte esaustive alle attese di crescita sociale sopraggiunte con la nascita dei parchi è la sfida del nostro futuro prossimo.

Le comunità dei parchi stanno dimostrando concretezza, dimostrandosi anche capaci di superare divisioni interne.
Dobbiamo essere convinti che non vi può essere una forte capacità delle amministrazioni locali di indirizzare le scelte degli Enti verso obiettivi strategici volti a creare benessere maggiori per le collettività se non raggiungiamo una piena unità di intenti con la collaborazione tra le diverse anime politiche, culturali e sociali presenti sul territorio.
Questo comporta un nuovo modo di pensare la politica all'interno dell'Ente.
L'indicazione che ci viene dall'esperienza di questi anni è tale, e ci auguriamo che una significativa unità possa essere al più presto raggiunta come obiettivo imprescindibile, da tutti i parchi perché si possa avere forza per dare indirizzi di programmazione integrata a tutto il territorio protetto.

Non vi può essere un'alta tutela della natura ne una forte capacità propositiva per uno sviluppo compatibile se non vengono investite le popolazioni locali. In un "sistema di sviluppo" che diviene la sfida da affrontare con tutte le energie disponibili.
Da questo nuovo approccio della questione ambiente-sviluppo scaturisce una matura consapevolezza delle comunità locali della propria responsabilità ma, anche, della necessità di una forte ed autonoma iniziativa politica ed amministrativa.   


Venerdì, 4 marzo 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
9:37:37 AM a cura di Roberto Marzolla

Il contributo di Agenda 21 per la scuola

L'educazione ambientale svolta negli ultimi decenni si è stata basata, in particolare nell'ultimo decennio, ad essere una educazione allo sviluppo sostenibile.
L'esperienza fin qui maturata rappresenta un prezioso patrimonio formativo che viene incontro all'esigenza di definire e costruire un nuovo modo di progettare e di far relazionare le nuove generazioni con l'ambiente.

L'educazione, sia formale che informale, è indispensabile per la promozione dello sviluppo sostenibile e per modificare gli atteggiamenti delle persone, per diffondere valori, comportamenti e capacità coerenti con lo sviluppo sostenibile e per ottenere un'effettiva partecipazione dei cittadini nei processi decisionali.
Per questo impegna i sottoscrittori di A21 a:

  • inserire i concetti di ambiente e sviluppo sostenibile in tutti i programmi di istruzione;
  • attuare e inserire nei programmi scolastici un approccio multi-disciplinare a questi temi;
  • diffondere lo studio dello stato di salute dell'ambiente locale e regionale;
  • diffondere l'innovazione didattica e metodi di provata efficacia.

A livello universitario occorre promuovere ed integrare l'educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile nei vari corsi di studio e istituire percorsi interdisciplinari e trasversali aperti a tutti gli studenti.
Insegnanti e studenti possono infatti trovare opportunità e vantaggi a più livelli nel partecipare in queste esperienze multi-settoriali:

  • apprendere tra di loro ed insieme ad altri soggetti;
  • mettere in valore i progetti scolastici implementati nei vari anni scolastici;
  • mettere in comune dati, conoscenze, competenze;
  • portare il punto di vista della scuola, degli insegnanti, degli studenti rispetto a problemi sociali e ambientali;
  • far conoscere le problematiche della scuola;
  • far conoscere le problematiche del territorio ai propri abitanti e sensibilizzarli;
  • proporre nuovi progetti e idee provenienti dal mondo della scuola;
  • allacciare alleanze con nuovi partners con altri soggetti per realizzare nuove iniziative;
  • diventare "ambasciatori" presso i propri gruppi informali, genitori, familie, anziani;
  • diventare portavoce e testimonial del concetto di sviluppo sostenibile nel proprio territorio;
  • sperimentare nuove forme di comunicazione e di partecipazione.
  

Venerdì, 25 febbraio 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
9:22:59 AM a cura di Roberto Marzolla

Che cos’è la partecipazione

La partecipazione è il cuore del processo di Agenda 21.
Le forme e i percorsi verso la sostenibilità possono variare da luogo a luogo, ma un elemento di cui non è possibile fare a meno è la partecipazione di tutti i soggetti che abitano un territorio.

Al termine "partecipazione", come a quello di sviluppo sostenibile, sono associate varie definizioni ed interpretazioni di tipo politico, sociale, culturale e individuale ma in termini generali la partecipazione prevede il coinvolgimento attivo, mirato e condiviso di persone nel realizzare un obiettivo, un progetto, un'azione su qualsiasi tema o ambito.

Ciò che caratterizza le diverse possibilità di partecipazione sono:

  • gli attori coinvolti,
  • le condizioni di base,
  • i tempi e le fasi della partecipazione,
  • gli strumenti utilizzati.

Si parla sempre più a vari livelli di governance, intesa come modello di governo allargato, partecipato, condiviso con processi decisionali interattivi, che richiede un approccio dinamico, integrato e sistemico alle questioni e la co-responsabilità di tutti gli attori sociali, istituzionali, economici e i singoli cittadini nel contribuire a definire e realizzare politiche di buon governo nei vari settori.

La stessa Commissione Europa ha recentemente promosso numerosi documenti per promuovere e stimolare la governance nelle varie politiche di settore.

Si parla parallelamente anche di concetti derivanti dal contesto delle organizzazioni intergovernative e da progetti di sviluppo locale come empowerment o di promozione della capacity building delle comunità locali.

Per empowerment si può intendere non solo la partecipazione alla presa di decisioni ma la capacità di potere essere in grado di decidere, gestire e controllare progetti direttamente e autonomamente.

Per capacity building si definisce invece la valorizzazione e lo sviluppo della consapevolezza, delle conoscenze-saperi, delle capacità-competenze di tutti gli attori di una comunità locale nel poter definire progetti e realizzare i propri obiettivi.

I modi della partecipazione possono variare notevolmente. Un modello molto usato per rappresentare sinteticamente i diversi livelli di partecipazione può essere quello della "Scala della partecipazione" definita dal sociologo Sherry Arnstein negl ianni anni '60 per indicare i diversi scalini - gradi di partecipazione dei cittadini.

I vari strumenti di partecipazione volontaria, ma anche quelli normativi, presuppongono tuttavia un consistente lavoro organizzativo e gestionale che implicano la necessità di appropriate condizioni per la partecipazione e guida-facilitazione di gruppi di lavoro partecipati, regole del gioco, specifiche figure e competenze professionali come quelle del facilitatore, azioni e compiti, strumenti di supporto e diverse tecniche di facilitazione per la partecipazione di gruppi.   


Venerdì, 18 febbraio 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
10:19:48 AM a cura di Roberto Marzolla

Come si fa Agenda 21

Le caratteristiche di un processo di A21L per alcuni aspetti sono simili ad altri strumenti di progettazione sul territorio su particolari temi.
Tuttavia, l'A21L ha aspetti particolari derivanti dalla necessità di contenere diversi aspetti dei concetti dello sviluppo sostenibile.

Un processo di A21L dovrebbe prevedere la combinazione di questi presupposti:

  1. La partecipazione, ossia il coinvolgimento attivo e rappresentativo di tutti i portatori di interesse di una comunità locale;
  2. Un approccio interdisciplinare, ossia utilizzare diverse discipline, saperi, linguaggi nell'analisi e nella progettazione delle azioni da realizzare;
  3. Un approccio integrato, focalizzando l'ambito di analisi e progettazione sull'interazione tra problematiche ambientali, sociali, economiche e istituzionali e sull'utilizzo di diversi strumenti tecnici e non tecnici, volontari e normativi, formali e informali;
  4. La responsabilità, come impegno di ogni singolo attore nella realizzazione di singole azioni per obiettivi più complessivi e come fattore di attivazione di partenariato tra diversi attori;
  5. La continuità, come fattore di crescita qualitativa, di sviluppo di capacità relazionali, tecniche, progettuali e quantitativa, in termini di risultati raggiunti dal punto di vista della sostenibilità sociale, economica, ambientale;
  6. L’area dove si svolge il processo, poiché esiste una sostanziale differenza se Agenda 21 è implementata in aree urbane oppure montane.

E' evidente che non sempre possa esistere la combinazione di tutte queste condizioni, in quanto favorite o limitate da una complessità di fattori chiave, ma è altrettanto chiaro che l'insieme di queste caratteristiche costituiscono, nonostante il limite della volontarietà, il grado di innovazione e di completezza dell'A21L come nuovo strumento di governance per la sostenibilità e il territorio.

L'organizzazione e gestione di un progetto di A21L si inquadra in una classica procedura di gestione di un processo improntato sulla logica del "miglioramento continuo" e della continua innovazione.

In generale, si tratta quindi di definire degli obiettivi e dei target, le modalità con cui raggiungerli, la loro attuazione, la loro verifica e la verifica di quanto programmato e raggiunto al fine di migliorare sia le prestazioni che il processo utilizzato, o in altre parole di migliorare continuamente l'efficacia e l'efficienza del progetto.

Nel caso di un progetto di A21L, non vi sono procedure univoche o standardizzate con procedure precise per realizzare le singole fasi.
Proprio perché è uno strumento gestionale di partecipazione volontario, permette flessibilità d'azione.

Tuttavia la flessibilità deve accompagnarsi con la consistenza metodologica e l'integrazione di alcune caratteristiche, come sottolineato precedentemente, e attraverso diverse fasi di lavoro, ormai condivise ampiamente a livello internazionale.   


Martedì, 8 febbraio 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
9:12:30 AM a cura di Roberto Marzolla

Agenda 21 Locale

Agenda 21 è un documento di intenti ed obiettivi programmatici su ambiente, economia e società, sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo Durante la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED) svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992.

Il documento è formato da 40 capitoli e suddiviso in 4 sezioni: dimensioni economiche e sociali, conservazione e gestione delle risorse per lo sviluppo, rafforzamento del ruolo delle forze sociali e strumenti di attuazione.

In particolare, il capitolo 28 "Iniziative delle amministrazioni locali di supporto all'Agenda 21" riconosce un ruolo decisivo alle comunità locali nell'attuare le politiche di sviluppo sostenibile, tenuto conto che oltre il 45% della popolazione mondiale vive in contesti urbani, percentuale destinata a crescere fino al 63% nel 2030, si legge: "ogni amministrazione locale dovrebbe dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese private e adottare una propria Agenda 21 locale.
Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le amministrazioni locali dovrebbero apprendere e acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale, le informazioni necessarie per formulare le migliori strategie
".

L'Agenda 21 locale può in questo modo essere definita come un processo, condiviso da tutti gli attori presenti sul territorio i cosiddetti stakeholder, per definire un piano di azione locale che guardi al 21° secolo.

Il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD), tenutosi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, ha rappresentato un'importante occasione per rilanciare l'impegno degli Enti locali.
Nei documenti finali del Summit il governo locale ha ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale per il suo ruolo di attore chiave nell'attuazione dell'Agenda 21.

Dopo Rio, affinché l'Europa risponda positivamente alla sfida dello sviluppo sostenibile, viene organizzata nel 1994 la Conferenza di Aalborg nel cui ambito nasce la Campagna Europea città sostenibili.
La Conferenza di Lisbona del 1996 e quella di Hannover del 2000 rappresentano un momento di confronto importante per i paesi che hanno raccolto questa sfida.

Oggi in Italia sono numerose le amministrazioni che, firmando la Carta di Aalborg e aderendo alla Campagna europea città sostenibili, stanno promuovendo processi di Agenda 21 locale sul proprio territorio.

Un impulso decisivo in questa direzione viene dalla nascita del Coordinamento nazionale Agende 21 Locali nel 1999 a Ferrara, recentemente trasformato in associazione.
L'Associazione riveste un ruolo di primo piano nel diffondere, valorizzare e monitorare le esperienze di Agenda 21 locale in corso e nel favorire la partnership e lo scambio di informazioni tra gli enti locali.   


Venerdì, 4 febbraio 2005

Ambiente come motore di sviluppo delle aree montane  
9:16:53 AM a cura di Roberto Marzolla

Sistemi di gestione per la qualità e per l’ambiente a livello territoriale di Comunità Montana

Il discorso della certificazione a livello di Comunità Montana pone attenzione su due sistemi di gestione diversi:

  1. Sistema di gestione per la qualità
  2. Sistema di gestione per l’ambiente

1- Sistema di gestione per la qualità (servizi):

Riguarda i servizi erogati a livello territoriale (certificazione UNI EN ISO 9001). Tra di essi risultano di particolare interesse per il territorio di una Comunità Montana:

  • Ciclo integrato delle acque:
    Comprende: acquedotto, depurazione e fognatura
  • Distribuzione gas:
  • Produzione e distribuzione di elettricità, anche attraverso fonti alternative e impianti di co-generazione
  • Igiene urbana
    Comprende lo spazzamento, la raccolta differenziata, trasporto dei rifiuti e lo smaltimento con sistemi eco-compatibili
  • Trasporti
    Comprende trasporti lacustri e trasporti su gomma (comunali, intercomunali ed accessori).
  • Parcheggi
    Comprende anche i posti barca. In ogni caso devono essere pianificati in base alle reali possibilità della clientela.
  • Parchi, spazi verdi, giardini e arredo urbano

2- Sistema di gestione per l’Ambiente:

La certificazione ambientale (ISO 14001) per una Comunità Montana, avviene contemporaneamente e parallelamente alla certificazione di qualità dei servizi per la stessa.
Le procedure di gestione ambientale riguardano il controllo finalizzato alla individuazione, delimitazione ed attuazione degli aspetti ambientali significativi (cause):
inquinanti idrogeologici, inquinanti atmosferici, squilibri su ecosistemi ittici, faunistici ecc., dissesto idrogeologico suolo e sottosuolo.
Successivamente va studiata un’azione di comunicazione per rendere visibile l’impegno effettuato e sostenuto dalla Comunità Montana, al cittadino ed al turista (importante per l’incremento del turismo e quindi dell’occupazione).
Dopo la prima fase che include la valutazione degli aspetti e delle cause ambientali, si passa alle azioni (creazioni di nuovi impianti).
Il sistema di gestione ambientale da per scontato che le nuove attività non inquinino e mira a raggiungere il livello minimo di inquinamento: miglioramento continuo tramite verifiche, controlli e continui audit.   




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