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a cura di Concetta Pugliese
I Fondi strutturali europei a favore delle donne
I Fondi Strutturali sono i principali strumenti finanziari che mirano a ridurre gli squilibri di disparità di sviluppo e a promuovere la coesione economica e sociale dell’Unione Europea.
Fino ad oggi i Fondi hanno finanziato molte misure specifiche a favore delle donne o progetti pilota, certo azioni importanti ma che da sole non riescono a porre rimedio alle disuguaglianze strutturali.
La parità dei sessi è stata considerata un compito dipendente principalmente dal Fondo Sociale Europeo, anche se le valutazioni finali dei risultati del precedente periodo di programmazione 1994-1999, basate su risultati specifici dei vari paesi, abbiano evidenziato come le misure e i relativi posti di lavoro creati tendessero a rispecchiare un atteggiamento improntato alla segregazione professionale e a stereotipi sessisti.
L’iniziativa NOW (New Opportunities for Women), lanciata nel quadro dell’iniziativa comunitaria OCCUPAZIONE, ha segnato una svolta nel quadro delle iniziative comunitarie in quanto, anticipando una serie di misure volte a ridurre la segregazione verticale e orizzontale, ha dato notevoli successi in materia di imprenditorialità femminile e di azioni miranti a ridurre la segregazione sul mercato del lavoro.
Sulla base di questa esperienza, la Commissione ha integrato i documenti di lavoro metodologici destinati al periodo di programmazione 2000-2006, con la dimensione di parità tra uomini e donne, elaborando una definizione di mainstreaming di genere:
“ Per mainstreaming si intendono gli sforzi atti ad assicurare che tutti i provvedimenti e le attività generali (in sede di programmazione, attuazione, sorveglianza e valutazione) tengano conto in modo attivo ed esplicito degli effetti sulla condizione maschile e femminile.
Il termine comprende anche la progettazione, attuazione, sorveglianza e valutazione di misure di attività specifiche intese a promuovere l’uguaglianza tra i sessi in termini di partecipazione e benefici.”
Per quanto riguarda il Fondo Sociale Europeo, la maggioranza delle misure riguardano la partecipazione delle donne all’occupazione, all’istruzione e alla formazione mentre sforzi limitati vengono fatti per migliorare la qualità dei posti di lavoro delle donne, ridurre il divario salariale e promuovere l’accesso delle donne a posizioni di responsabilità o ad occupazioni altamente qualificate.
L’iniziativa comunitaria EQUAL , che ha come obiettivo principale la promozione di nuovi strumenti per combattere tutte le forme di discriminazione e di disuguaglianza nel mercato del lavoro, ha tra i quattro settori tematici in cui opera, uno appositamente dedicato alle pari opportunità tra uomini e donne.
In particolare, le azioni all’interno di questa tematica riguardano la conciliazione familiare con la vita professionale, la reintegrazione degli uomini e donne che hanno lasciato il mercato del lavoro, sviluppando forme efficaci di organizzazione del lavoro e di servizi di assistenza alle persone, e la riduzione dei divari e la segregazione professionale fondati sul sesso.
Un numero ridotto di programmi finanziati dal Fondo Europeo Sviluppo Regionale prevede delle azioni specifiche volte a promuovere la parità tra i sessi in quanto si riferiscono principalmente alle regioni dell’Obiettivo 1 come l’Italia, il Regno Unito e la Finlandia, e riguardano lo sviluppo locale ed urbano, l’innovazione e la ricerca&sviluppo.
Tuttavia svariate azioni sostengono progetti e strutture per l’accoglienza dei bambini e gli interventi e la cooperazione tra i fondi sono stati rafforzati rispetto al periodo precedente di programmazione. Ad esempio in Italia, in Irlanda e in Grecia i servizi di accoglienza dei bambini sono contemporaneamente sostenuti dal FSE e dal FESR.
La dimensione di genere è poi meno visibile nella maggioranza delle misure del Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia e dello Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca rispetto ai programmi del FSE: infatti le azioni correlate ai settori nei quali le donne sono maggiormente rappresentate riguardano una percentuale relativamente bassa dei programmi.
Ad esempio, un certo numero di piani di sviluppo rurale menziona il principio della parità tra i sessi, ma si riferisce ad altri fondi come il FSE per quanto riguarda la formazione professionale e l’occupazione e al FESR per gli aspetti relativi all’attrezzatura, ai servizi, alle piccole e medie imprese.
Oppure nel quadro dell’iniziativa comunitaria LEADER +, finanziata dal FEAOG, alcuni stati membri prevedono che una quota obbligatoria di donne partecipi ai gruppi d’azione locale (GAL): il 40% in Svezia e il 20% nei Paesi Bassi.
I programmi di LEADER + considerano le problematiche delle donne rurali tuttavia, essendo appena lanciati, è troppo presto per appurare in quale misura le donne beneficiano dell’introduzione di questa priorità.
Una problematica comune a tutti questi programmi, che si riscontra anche a livello nazionale, è la carenza di statistiche aggregate per sesso e fascia d’età, di analisi delle disuguaglianze tra i sessi (in special modo nelle zone rurali e nel settore dell’agricoltura) nonché della valutazione d’impatto dei programmi in termini di genere.
Alcuni di questi programmi individuano chiaramente gli handicap a carico delle donne, ma tralasciano misure volte a combatterli garantendo alle donne la parità di partecipazione e il beneficio delle azioni.
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