11:31:02 AM
a cura di Enrico Borghi
IL PAPA MONTANARO
“Ah le montagne, le mie montagne!”.
E’ l’esclamazione con la quale papa Wojtyla salutò, nel corso di una delle tante udienze generali del mercoledì, un gruppo di donne in costume provenienti dalla colonia walser di Campello Monti, in Valle Strona, versante sud del Monte Rosa lato piemontese.
E dentro quell’esclamazione ci sta tutto il legame tra questo straordinario personaggio e quelle montagne che ne hanno percorso l’esistenza, dandogli la possibilità al tempo stesso di ritemprarsi e di avvicinarsi con lo spirito e la contemplazione a quel Dio per il quale ha donato tutto sé stesso.
Le cronache di questi giorni hanno fatto riaffiorare i ricordi del giovane Karol che sciava sui monti Tatra, o del prete Wojtyla che trascorre l’ultima vacanza prima della sua nomina vescovile facendo kajak tra le montagne polacche.
Le immagini ritrasmesse in queste ore sui tutti i canali televisivi ci hanno riconsegnato il Papa nelle sue passeggiate montane estive e invernali: i soggiorni a Lorenzago di Cadore e a Les Combes in Val d’Aosta, le sciate a Campo Imperatore, fino a quella straordinaria giornata nella quale un elicottero dell’Aviazione dell’Esercito lo portò sulla vetta del Monte Bianco dalla quale, con la sua voce baritonale e possente, intonò un “Te Deum” da brividi (e non certo per il freddo).
Anche noi dell’Uncem abbiamo avuto il grande privilegio di entrare a contatto diretto con la sua persona e la sua passione per le montagne, quando nel 2002 dapprima ricordò durante un Angelus domenicale l’Anno Internazionale delle Montagne e successivamente presenziò al concerto che gli dedicammo nella Sala Nervi il giorno del 50° anniversario della nostra associazione.
Anche in quella circostanza, Giovanni Paolo II° volle ricordare il legame speciale e affettivo che lo legava alle montagne.
E del resto, come poteva essere altrimenti?
Se leggiamo le definizioni date dai giornali al suo pontificato, possiamo trovare gli aggettivi che spesso si ritrovano nella descrizione dei valori montanari: tenace e dolce, semplice e austero, innovatore e tradizionalista, umano e ascetico.
Abbiamo già nostalgia di Karol il montanaro, della sua voce decisa nei primi anni (con quel fantastico “non abbiate paura”) e tremolante negli ultimi (ma ferma negli appelli per la pace e i diritti umani), del suo sguardo magnetico e inteso come pochi altri.
Ma ci piace pensare che oggi Giovanni Paolo il Grande è con il Signore delle Cime, e contempla la sua grandezza al fianco della Madonna delle Nevi.
E allora la nostalgia tramuta in altri sentimenti, che per chi non crede è la riconoscenza per la sua straordinaria testimonianza e per i credenti è l’attesa di quell’ultimo giorno nel quale torneremo a vederlo nello splendore della gloria celeste.
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