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Venerdì, 12 gennaio 2007

 
12:09:13 PM a cura di Piero Tatafiore

Licenze WiMax, un’opportunità da sfruttare correttamente

Come noto, l’ultimo Consiglio dei ministri del 2006 ha segnato un’importante svolta nella battaglia per il superamento del digital divide. I ministri della Difesa e delle Comunicazioni Arturo Parisi e Paolo Gentiloni, hanno infatti raggiunto un accordo per la cessione delle frequenze cosiddette Wi-max in suo alla Difesa per un utilizzo commerciale.

Con questa intesa, a partire da giugno 2007, verranno resi disponibili più lotti di frequenze (nella banda Wi-max 3.4/3.6 GHz) per iniziali complessivi 35+35 MHz, ripartibili anche su più macroaree nazionali, consentendo, secondo il Ministro per gli Affari Regionali Linda Lanzillotta di dotare entro il 2011 tutto il paese di banda larga: “Lo potremo fare solo se entro il 2007 vedremo il primi risultati”, ha commentato il ministro Lanzillotta, aggiungendo che il “Wi-max non e' una tecnologia invasiva, permetterà in tutte le zone montane di avere la banda larga per tutti.
Potremo impedire che queste zone inevitabilmente si spopolino
”.

Ma cos’è di preciso il Wi-max? Acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access consente di trasferire notevoli quantità di dati a distanze di decine di chilometri, ben superiori alle decine di metri consentite dall'altra tecnologia senza fili, il Wi-Fi, attualmente utilizzato in piccoli spazi come abitazioni o appositi spazi all'interno di bar o aeroporti. Una singola antenna Wi-max consente di coprire un’area di 50 chilometri, con una velocità che può arrivare oltre 70Mbit al secondo.
In Italia una prima fase prevede un utilizzo per connessioni “punto-punto”, in casa o in ufficio, in alternativa alle connessioni oggi esistenti. Seguirà la fase “nomadica” durante la quale sarà possibile comunicare anche in aree attrezzate. E infine quella “mobile”, quando la copertura del servizio riguarderà l’intero territorio italiano.
Ovviamente ciò comporterà la fruibilità della banda larga in tutte quelle zone in cui non sarebbe possibile accedere ai servizi in broadband a costi sostenibili, in particolare zone rurali e montane.
Non a caso, una delle prime Regioni ad avviare la sperimentazione del Wi-Max è stata la Valle d'Aosta, con l'obiettivo di fornire la banda larga alle case ed agli alberghi delle principali zone turistiche.

Il nodo cruciale riguarda il modo in cui queste licenze verranno concesse. Infatti, la Difesa per la cessione delle frequenze finora usate per scopi militari avrà diritto a un rimborso per le modifiche tecnologiche cui andrà incontro: il rischio è che questi costi ricadano, come ultimo anello della catena, sugli utenti.
Verrebbero così privilegiate le aree più popolose e più ricche, lasciando tristemente la montagna per ultima in questo cammino che vorrebbe vedere tutta l’Italia connessa in banda larga per il 2011.
E’ auspicabile che venga studiato un sistema misto di licenze, che conceda ampiezze di spettro limitate al fine di attivare il servizio in microaree di 30-40 Km di raggio, così da incoraggiare un fenomeno di nascita immediata di reti locali favorite dai comuni e dalle comunità montane.
Questo processo, se ben governato, potrebbe consentire di avere la banda larga in montagna ben prima del 2011.

Altro aspetto per il quale Uncem vede una possibile criticità riguarda le tre fasi sopra riportate ( fisso, nomadico, mobile), in quanto le tecnologie per il mobile sono già disponibili sul mercato e ampiamente diffuse e sperimentate all'estero.
Un applicazione per fasi rischia di accumulare ulteriore ritardo, tanto più dannoso in montagna dove è il servizio mobile quello nettamente più utile, oltre che quello più remunerativo per le aziende, in considerazione del fatto che, a differenza del mercato cittadino, la maggior parte del reddito si genera grazie ad attività in ambito extraurbano.

Non resta che vigilare sulla corretta e rapida applicazione degli ottimi propositi dimostrati dal Ministero delle Comunicazioni per il superamento del digital divide.   




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