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| Mercoledì, 26 gennaio 2005 |
11:48:50 AM
a cura di Aldo Agostini
Metodi e strumenti di pianificazione del territorio
Come ampiamente evidenziato nei punti precedenti il territorio va sempre più assumendo importanza come agente e nel contempo destinatario dei processi di pianificazione e programmazione degli interventi connessi allo sviluppo locale.
La cooperazione, nell’ambito di complessi sistemi istituzionali di imprese così come descritti in precedenza, avviene tra una molteplicità di attori: enti locali, gruppi economici, singoli imprenditori, gruppi sociali, associazioni di categoria, altri attori radicati nel territorio (università , centri di ricerca, infrastrutture di trasporto, ecc.).
La pianificazione, la valorizzazione e la realizzazione degli interventi di sviluppo passa attraverso la capacità di questi soggetti di cooperare in un sistema a rete in quanto, nei progetti di maggiore complessità, nessuno di questi attori è autosufficiente nel processo di pianificazione e soprattutto di implementazione degli interventi di sviluppo.
Fra i molteplici strumenti di pianificazione e programmazione quello che, nell’ultimo decennio, si è posto come strumento più vicino alle esigenze di sviluppo dei territori a livello sub regionale, sono i Patti Territoriali (D.L. 8/2/95, nr 32); si tratta di uno strumento di programmazione negoziata finalizzato a promuovere, in un certo territorio, processi di sviluppo territoriale sostenuti dalle forze locali, parti sociali pubbliche e private locali.
Si tratta di uno strumento sostanzialmente “bottom-up” cioè originato dalla concentrazione di un insieme complesso di attori su una specifica idea di sviluppo originata nel territorio; di qui emerge che l’ambito geografico territoriale di un patto territoriale è un’area inferiore alla regione ma di ampiezza superiore al singoli comune.
Tale area corrisponde alla Provincia. Per quanto abbiano subito molte modifiche legislative e formalmente abbiano cambiato definizione i Patti territoriali hanno tracciato un metodo ed un approccio al processo di pianificazione molto valido e da prendere come riferimento.
Quali sono in genere i vantaggi derivanti da un processo di programmazione negoziata:
- Vantaggi derivanti dalla concertazione e condivisione di una molteplicità di attori introno ad una specifica idea generale di sviluppo di un territorio
- Vantaggi finanziari:
- la sottoscrizione di un Patto attiva risorse pubbliche e semplificazioni burocratiche,
- i progetti che fanno parte di un patto hanno poi generalmente un criterio di preferenza nella allocazione delle risorse statali, regionali, provinciali e comunali destinate allo sviluppo locale,
- i progetti che ne fanno parte hanno titolo per ricorrere a forme di prestito più vantaggiose di quelle del mercato ordinario del credito (strumenti di finanza straordinaria, ricorso ai finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti)
- maggiore possibilità di coinvolgimento di risorse imprenditoriali private grazie alla semplificazione burocratica dell’iter di approvazione del/i progetti.
La redazione di un piano come un Patto Territoriale è molto complessa e passa attraverso alcune fasi specifiche, rappresentate nello schema che segue:
Fase 1: Verifica delle condizioni di fattibilità
Sulla base di una idea di sviluppo vengono fatte due macro verifiche:
- presenza sul territorio dei soggetti disposti a promuovere il programma,
- esistenza di una idea forte e credibile di sviluppo in grado di valorizzare i punti di forza del territorio e “catalizzare” intorno a sé interessi e progettualità.
A supporto di queste attività è di primaria importanza svolgere un’analisi degli impatti socio-economici del piano sul territorio. Tale attività consente da una lato di verificare la coerenza dell’idea di sviluppo con i punti di forza e di debolezza del territorio e, dall’altro, di quantificare gli obiettivi attesi in termini di crescita occupazionale, di offerta di nuovi servizi alle imprese, di sviluppo di nuova imprenditorialità, ecc.
Fase 2: Redazione progetto di massima
Verificata la macro fattibilità del piano la fase successiva consiste nel declinare l’idea di sviluppo in un progetto di massima nel quale siano illustrati:
- i soggetti pubblici e privati coinvolti nel piano
- l’ambito territoriale dell’intervento
- la sostenibilità dell’intervento da molteplici punti di vista: finanziario, ambientale, socio-economico, produttivo, ecc.
- la coerenza con il quadro programmatico superiore (es regionale se il piano si sviluppa a livello provinciale)
- la tempistica del programma
Il piano così redatto deve essere preliminarmente presentato all’ente locale di riferimento (Provincia o Regione) per la verifica di compatibilità con il quadro programmatico di livello superiore.
Fase 3: Definizione di una struttura organizzativa
La complessità di un piano territoriale richiede spesso che il gruppo dei promotori si doti di una struttura organizzativa per la gestione ed il coordinamento delle attività. Possono essere nominati dei coordinatori per area tematica (es coordinatore tecnico, coordinatore istituzionale, ecc.) così come tavoli di lavoro dedicati alla cosiddetta “regia” o “concertazione” della attività.
Fase 4: Programma operativo del piano
Successivamente i promotori passano alla definizione di un programma operativo del piano, cioè alla indicazione degli obiettivi da conseguire per mezzo delle azioni e degli interventi specifici previsti, alla loro quantificazione ed alla definizione degli strumenti di controllo.
E’ in questa fase che i promotori, attraverso la struttura organizzativa implementata, selezionano e specificano in dettaglio i singoli interventi.
Gli interventi vengono valutati, selezionati, e specificati sulla base di alcuni criteri fondamentali:
- Consolidamento dei livelli occupazionali e creazione di nuova occupazione, sia tradizionale che legata a nuove tipologie ed allo sviluppo di microimprenditorialità locale
- Intersettorialità, sia intrinseca al progetto che attivabile con una messa in rete dello stesso
- Visibilità dei progetti: trasferibilità e possibilità di essere progetti diffusori di un modello sostenibile localmente.
- Produzione di infrastrutture di servizio per un miglioramento della qualità della vita degli abitanti
- Capacità di valorizzazione delle risorse ambientali e territoriali
- Capacità di creare uno sviluppo sostenibile e durevole
Per ogni singolo intervento vengono predisposti studi di fattibilità con il dettaglio del piano di finanziamento e dei tempi di implementazione. Naturalmente gli aspetti di “project financing” e di copertura finanziaria in genere, sono di primaria importanza in questa fase del processo di redazione del piano.
Fase 5: Sottoscrizione del Programma e presentazione
A questo punto il piano può essere redatto nella sua forma definitiva, sottoscritto da parte di tutti i soggetti coinvolti, i quali si impegnano a rispettare gli obblighi assunti, e presentato per l’iter autorizzativi all’ente territoriale superiore.
Viene infine identificato un soggetto responsabile del piano che può essere un soggetto pubblico (Comunità Montana, Provincia) o un soggetto misto pubblico-privato costituito ad hoc a prevalente capitale pubblico locale.
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9:01:28 AM
a cura di Aldo Agostini
Territorio, sviluppo delle partnership produttive e attrazione di nuova impresa
L’esigenza di intendere il territorio in chiave estesa, travalicando cioè i confini territoriali geografici in ottica di “metaterritorio”, rappresenta, come descritto nei paragrafi precedenti, un punto fermo dell’evoluzione del concetto di sviluppo e pianificazione territoriale.
L’opportunità di consolidamento e di crescita delle relazioni tra le imprese industriali di un territorio e quelle esterne rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’economia di un territorio montano ed uno dei tasselli chiave del modello di pianificazione industriale di un territorio precedentemente illustrata.
Si tratta di individuare quelle produzioni di punta e caratteristiche dell’industria locale per definire e attivare possibili collaborazioni produttive e commerciali con soggetti esterni al territorio tradizionalmente definito.
L’approccio a fare “network” con soggetti produttivi “esterni” produce alcuni vantaggi significativi:
- Riduce notevolmente il rischio di “isolamento” e di “autoreferenzialità territoriale” delle imprese.
- Crea le condizioni per una crescita dei volumi di affari di un’impresa
- Apre opportunità di sviluppo di competenze di prodotto, di processo, industriali, di mercato, ecc
- Consente di ampliare l’offerta di prodotti e servizi limitando gli investimenti in capitale
- Crea le condizioni, in sintesi, per l’inserimento di una o più imprese in una catena del valore più ampia
Si possono ipotizzare tre tipologie di integrazione con imprese esterne al territorio:
- Integrazione di “volumi” quando si creano alleanze e partnership fra imprese operanti nel medesimo settore e con il medesimo portafoglio di prodotti/servizi.
La finalità è quella di aumentare la massa critica e la capacità produttiva complessiva per poter operare su scala “extraregionale” (nazionale se non addirittura internazionale)
- Integrazione orizzontale quando si creano alleanze e partnership con imprese operanti in settori limitrofi ma con produzioni sinergiche e complementari; è un esempio l’integrazione fra imprese operanti nei settori dei servizi (esempio trasporti e logistica) e imprese manifatturiere
- Integrazione verticale quando si creano alleanze e partnership fra imprese che operano nel medesimo settore ma in fasi differenti della filiera produttiva complessiva; è un esempio l’integrazione di un’impresa che svolge lavorazioni conto terzi (esempio lavorazioni su metalli) con imprese che operano nella metalmecanica e quindi nella produzione dei manufatti metallici (es carpenteria)
Come individuare le imprese presenti in un territorio idonee e pronte ad operare in un sistema a rete in una logica di “metaterritorio” e quale tipologia di integrazione attivare?
Non esiste ovviamente una ricetta predefinita; è però possibile affermare che un territorio deve individuare le proprie realtà di “eccellenza”, quelle imprese cioè che esprimono significative competenze e capacità produttive che identificano e caratterizzano il territorio e ne possono essere importanti testimoni su scala nazionale ed internazionale.
Le partenership produttive si configurano pertanto come uno dei tasselli di un’azione di “incoming industriale” da sostenere con un’adeguata opera di promozione e di marketing territoriale complessiva.
Un ulteriore elemento di pianificazione e sviluppo territoriale punta ad attrarre l’insediamento di nuove imprese industriali sul territorio, per ampliarne e irrobustirne la struttura produttiva.
La delocalizzazione, nel caso di imprese già operanti nel territorio, la rilocalizzazione, nel caso di trasferimenti di imprese da altri luoghi, o la nuova localizzazione, nel caso di neoimprese, devono essere allineate ed in sintonia con le vocazioni industriali locali e quindi con i punti di forza del territorio.
E’ questo il contesto in cui elementi come lo sviluppo di partnership con altre realtà industriali al di fuori del territorio e attrazione di nuova imprenditorialità rappresentano elementi portanti del processo di pianificazione industriale di un territorio montano.
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9:39:51 AM
a cura di Aldo Agostini
Il sistema Istituzionale di imprese applicato alla pianificazione di un sistema del turismo in un’area montana
La competitività di un sistema locale di sviluppo, come un sistema turistico, si gioca sulla capacità degli attori locali di prendere coscienza delle proprie risorse, portarle a prodotto e attivare un contesto normativo a rete in grado di attivarle a livello sia economico che istituzionale, il tutto all'interno di un processo globale.
Entrano in gioco pertanto diversi ordini di fattori:
- Le risorse interne
- La capacità di aggregare le risorse umane locali e attivarle
- La creazione di pool di aggregazione tra pubblico e privato per la gestione territoriale
- La capacità dei sistemi territoriali di autodefinire il progetto
- La ricognizione continua sulle tendenze e sugli strumenti attivati a livello internazionale e la verifica della loro assimilabilità al progetto medesimo
- Il processo di identificazione dell'area nel progetto
Lo strumento di base per lo sviluppo consapevole e partecipato è la capacità di dialogo, la cosiddetta concertazione.
Un sistema complesso, come quello in oggetto, esige una politica univoca e quindi la ricerca di una paziente e forte concertazione tra tutti i soggetti che sul territorio concorrono alla definizione di una politica turistica, in cui tutte le componenti concorrano allo sviluppo complessivo.
Per innescare meccanismi di sviluppo endogeno, non basta quindi il solo trasferimento delle risorse finanziarie, ma è indispensabile attivare un sistema autopropulsivo promosso dal basso che pensa lo sviluppo territoriale in termini di integrazione e valorizzazione delle specificità locali, delle risorse umane, naturali, materiali ed immateriali, un sistema collaborativo, interattivo, sinergico, di cooperazione pubblico-privato.
La risposta a questo modello operativo in termini di governo delle dinamiche locali è la Conferenza permanente di Servizio, che risponde a precisi obiettivi funzionali:
- Conferire immediata visibilità alle attività già in essere della Amministrazione del Comune di Territorio ed agli obiettivi della medesima in termini di risposta alle esigenze del territorio.
- Creare uno spazio di ascolto e di dialogo, partecipato da tutti gli autori/attori del territorio, mettendo in relazione i singoli operatori pubblici e privati e quindi creando un nuovo metodo e strumento di lavoro.
- Mettere in valore e attivare tutte le risorse locali per costruire un vero e proprio sistema turistico integrato, non solo come valori materiali, ma come conoscenze e competenze.
- Costruire in modo partecipato il quadro degli interventi futuri, arrivando di fatto a disegnare, in modo non rigido e deterministico, la programmazione dei prossimi anni nel comparto turistico.
- Costruire uno spazio di conoscenze e competenze tecniche in grado di rispondere alle esigenze progettuali degli attori locali sia pubblici che privati.
- In tal senso la conferenza dei servizi, che coinvolge una pluralità di attori e attiva un complesso sistema relazionale (rappresentato nello schema che segue), si presenta come una concreta modalità di coordinamento permanente del sistema e quindi come uno strumento istituzionale di pianificazione “assimilabile” al sistema istituzionale di imprese teorizzato in precedenza.

Il sistema di pianificazione di un sistema turistico deve prevedere il coinvolgimento di un complesso di attori
- Soggetti istituzionali: enti locali, Camere di Commercio, ecc.
- Altri soggetti indiretti: Consorzi, università, centri di ricerca e innovazione, enti delle principali infrastrutture (aeroporti, ferrovie, ecc.)
- Operatori privati: imprese, operatori turistici, associazioni di categoria, produttori agricoli, cooperative turistiche, ecc.
- Terze parti “tecniche”: i cosiddetto facilitatori di sistema in grado di supportare tecnicamente il processo di sviluppo affiancando e accompagnando gli attori primari del processo di pianificazione
Integrare le competenze di tutti questi soggetti, guidarli in un percorso di pianificazione e implementazione armonico, integrando il flusso decisionale “politico-isituzionale” ed il flusso “realizzativi-esecutivo” rappresenta il principale fattore critico di successo di un processo di pianificazione e sviluppo territoriale.
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1:23:46 PM
a cura di Aldo Agostini
Un esempio di pianificazione industriale: metodologia di pianificazione di un sistema del turismo in un’area montana
Nel processo di evoluzione dei sistemi di pianificazione il Sistema Istituzionale di Imprese si presenta come il nuovo attore e nel contempo destinatario del processo di pianificazione industriale di un territorio.
Si tratta di un modello teorico ma che trova immediata applicazione in molti realtà di sviluppo territoriale.
Il presente documento riporta un esempio concreto, in corso di realizzazione, di pianificazione di un sistema del turismo in una Provincia del nord Italia caratterizzata in gran parte da territorio montano.
La Provincia in questione intende definire, di concerto con le altre istituzioni presenti sul proprio territorio, una strategia di sviluppo basata sulla valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico di cui dispone; tale strategia deve favorire l’aggregazione delle risorse istituzionali, professionali, culturali, economiche ed imprenditoriali attorno a delle linee guida che dovranno essere sviluppate e pianificate.
A tale riguardo è emersa l’esigenza di definire in modo strutturato le linee guida di questa strategia che dovrà connotare il futuro sistema di sviluppo turistico della Provincia, attraverso la valorizzazione ed il coinvolgimento delle risorse, pubbliche e private, presenti sul territorio.
In tale prospettiva sotto la guida e la regia dell’Amministrazione Provinciale, di alcuni Comuni principali e della Comunità Montana, è stato deciso di istituire un tavolo di lavoro con l’obiettivo di formulare queste linee guida e di definire un piano strategico di sviluppo del turismo del territorio; in sintesi di definire uno studio di fattibilità che sia anche lo stimolo ad avviare concrete modalità di concertazione e partnership fra tutte le risorse presenti nel territorio.
Il risultato finale sarà quello di rappresentare le linee strategiche del sistema di sviluppo locale e, nel contempo, un piano di implementazione operativa che indichi tempi, risorse e modalità di intervento e concertazione per il raggiungimento degli obiettivi di sistema.
Metodologia di pianificazione del sistema locale del turismo

Gli obiettivi della pianifcazione:
- Analizzare le risorse ed il contesto di riferimento al fine di posizionare opportunamente il progetto e condividere, con tutti gli attori coinvolti, obiettivi, ambito territoriale e risultati attesi
- Disegnare le linee guida del modello di funzionamento del sistema di sviluppo locale evidenziandone gli aspetti politici, istituzionali ed operativi
- Identificare i principali interventi di carattere infrastrutturale, commerciale, logistico, per supportare il modello di sistema
- Effettuare una macro analisi di fattibilità degli interventi individuati e valutarne la ricaduta socio-economica sul territorio
- Sperimentare, attraverso la valorizzazione di alcune iniziative già pianificate nel territorio, le linee guida del sistema di sviluppo
- Verificare la validità della strategia di sviluppo attraverso iniziative di breve termine
- Incentivare il coinvolgimento degli operatori del territorio attraverso iniziative concrete
- Creare sin dal breve termine, attraverso un’attività di sperimentazione, dei ritorni economici del sistema
Attività di pianificazione degli interventi:
- Analisi delle risorse del territorio
- Studio dei modelli/iniziative “vincenti”
- Analisi degli attori sul territorio (soggetti decisori e soggetti operativi): sistema delle relazioni
- Definizione degli obiettivi e dell’ambito territoriale del progetto
- Analisi del territorio; punti di forza e debolezza (analisi SWOT)
- Analisi dei territori concorrenti
- Analisi del contesto normativo e istituzionale
- Sviluppo del Prodotto/Servizio
- Disegno del sistema di offerta (aree tematiche quali: turismo culturale, naturalistico e paesistico, enogastronomico, ecc.)
- Definizione dei livelli standard di offerta (standard economici e qualitativi attesi)
- Definizione di tipologie di “pacchetti” di offerta
- Sviluppo del Mercato
- Benchmarking e definizione del mercato di riferimento (segmenti cliente/geografia)
- Individuazione e valutazione dei canali commerciali
- Piano di marketing
- Sviluppo dell’Organizzazione
- Individuazione degli strumenti (organizzativi, di comunicazione, di indirizzo/controllo) per la gestione a regime del sistema
- Analisi delle carenze infrastrutturali
- Identificazione delle tipologie di interventi di sistema
- Definizione del “portafoglio” degli interventi per la realizzazione del sistema di sviluppo locale
- Macro analisi degli impatti socio-economici
- Macro analisi degli investimenti necessari
- Verifica del livello di congruità degli interventi individuati con il livello di programmazione istituzionale superiore (Regione Lombardia)
- Definizione di un macro cronogramma degli interventi di breve, medio e lungo periodo: pianificazione
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10:45:13 AM
a cura di Aldo Agostini
Dal distretto al sistema istituzionale di imprese nei processi di pianificazione industriale
Com’è cambiato negli ultimi due decenni l’approccio alla politica industriale e quindi alla pianificazione degli interventi per uno sviluppo sostenibile del territorio?
Abbiamo analizzato nei punti precedenti alcune significative evoluzioni nel panorama dei soggetti di pianificazione e programmazione territoriale che ha spostato l’asse della pianificazione e della politica industriale, prima incentrato sulla singola grande azienda, verso il modello dei distretti industriali e quindi verso il concetto di territorio, prima geograficamente delimitiato e poi esteso a “metaterritorio”, come soggetto economico ed istituzionale dove operano una moltitudine di soggetti che interagiscono fra loro.
E’ il territorio quindi che diventa il vero soggetto-oggetto di pianificazione degli interventi di sviluppo, territorio nella sua accezione più estesa lungo le due direttrici illustrate in precedenza: spazialità geografica e spazialità relazionale.
Abbiamo già detto della spazialità geografica che ci porta a concepire non più un territorio delimitato geograficamente ed amministrativamente ma un territorio aperto oltre i confini fisici.
Relativamente alla spazialità relazionale è qui rilevante mettere in evidenza l’importanza di approcciare i processi di pianificazione del territorio sulla base di meccanismi relazionali che coinvolgano tutti i soggetti che agiscono sulle dinamiche di sviluppo: imprese e soggetti privati, enti locali, altri soggetti istituzionali, ecc.
In tal modo si va a definire quello che viene definito il SISTEMA ISTITUZIONALE DI IMPRESE (Lucio Poma – Oltre il Distretto, ed Franco Angeli).
Il sistema istituzionale di imprese presenta alcune macro caratteristiche:
- Mette a sistema i concetti di spazialità economica e territoriale
- Coinvolge nei processi di pianificazione e sviluppo di un territorio una moltitudine di soggetti, dove gli attori istituzionali devono aprirsi e operare in “partenariato” insieme alle imprese
- Approccio istituzionale alla politica industriale
- Centralità dell’economia della conoscenza e della produzione di conoscenza
Il Sistema Istituzionale territoriale varia il contesto competitivo; sono i sistemi territoriali che entrano in concorrenza fra loro secondo nuove logiche di marketing territoriale all’interno delle quali, solo successivamente, si sviluppa la naturale competitività fra singole imprese.
E’ su questi concetti che si va ad inquadrare l’approccio al c.d. marketing territoriale.
La sfida economica, sociale, istituzionale di un territorio è al tempo stesso quella di attivare meccanismi in grado di trattenere a sé tutti gli attori che partecipano allo sviluppo del territorio (es. trattenere i ricercatori, sviluppare infrastrutture, attrarre risorse, ecc.) e, contemporaneamente, estendere le capacità di generare relazioni economiche (per es. estensione del raggio di azione commerciale dei prodotti di un Distretto Industriale su scala internazionale).

In questo scenario la produzione di conoscenza (insieme di valori, cultura, know-how, tradizioni, ecc.) diventa il fulcro del sistema.
Qualsiasi iniziativa di marketing territoriale (per esempio attrarre nuove imprese, sviluppare centri di ricerca e innovazione in un territorio) rappresenta solo il primo passo di un processo che deve sviluppare un adeguato reticolo di circolazione e condivisione della conoscenza (per esempio sviluppare meccanismi di trasferimento dei risultati della ricerca e sviluppo dai centri verso il sistema produttivo in particolare le PMI che non hanno possibilità di svolgere autonomamente processi di R&S) .
Ne consegue che un efficace sistema di pianificazione industriale di un territorio deve tenere in considerazione sia componenti tangibili che componenti intangibili
Componenti tangibili: si identificano con il territorio in senso amministrativo e geografico:
- Infrastrutture territoriali (rete viaria, autostrade, ferrovie, interporti, aeroporti, nodi logistici, porti, sportello unico per le imprese ecc.)
- Azione istituzionale (Patti territoriali, patti sociali, Azione politica, sviluppo della qualità della classe dirigente, Azione di supporto, Concertazione, Flessibilità)
Componenti intangibili:
- Ricerca, Innovazione
- Formazione
- Meccanismi di trasferimento della conoscenza dalla ricerca all’industria
- Azione regolatoria e sanzionatoria
Da questi elementi deriva la capacità complessiva di un sistema territoriale di mantenersi coeso, dotandosi della massa critica sufficiente e di meccanismi di sviluppo tali da consentirgli di estendere le proprie relazioni anche al di fuori dei confini geografici e quindi di mantenere la propria identità territoriale ma di operare su scala più estesa.
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10:45:59 AM
a cura di Aldo Agostini
La crisi del concetto di Distretto Industriale: le reti di imprese
Il modello dei distretti industriali rappresenta senza dubbio una chiave vincente della politica industriale italiana degli ultimi due decenni; ed ancor oggi, date la notevole importanza della PMI per la nostra economia, ne rappresenta la spina dorsale. E’ però sotto gli occhi di tutti che tale modello è fortemente minacciato.
L’indebolimento di molti Distretti Industriali nell’ultimo decennio è legata ad alcuni fattori:
- Mancanza del ricambio imprenditoriale (anche a causa del minore interesse a gestire attività in proprio e avversione al rischio di impresa da parte dei giovani)
- Difficoltà a reperire risorse finanziarie per supportare lo sviluppo (anche a causa di una gestione conservatrice della concessione del credito dal sistema creditizio)
- Modello basato sulla conoscenza “implicita” nella figura dell’imprenditore e quindi mancanza di meccanismi efficaci di trasferimento delle competenze (c.d. Knowledge Management)
- Trasferimento di competenze obsolete a fronte dei “salti” di innovazione tecnologica significativi degli ultimi anni (il processo di innovazione del sistema imprenditoriale procede per lenta progressione mentre quello tecnologico degli ultimi 10 anni per “salti”)
- Aumento della mobilità nel territorio che “allenta” il senso di tradizione e appartenenza e disperde le competenze
Più specificatamente le azioni di indebolimento del modello distrettuale derivano da tre tipologie di fenomeni:
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- Variabile sociale
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- Aumento del tasso di scolarizzazione che contrasta con l’apprendimento tacito delle arti e dei mestieri artigianali (cultura della sicurezza del posto di lavoro dipendente); la successione dell’impresa diventa un problema concreto
- Assottigliamento dei nuclei famigliari e legame famiglia-impresa che tende a dissolversi
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- Variabile economica
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- Spostamento dell’asse della Domanda: da una domanda esterna “fortemente canalizzata”, verso una domanda esterna frammentata, in continuo cambiamento, incerta
- Domanda che tende sempre più ad assumere dimensioni di massa
- Migliore capacità da parte di soggetti esterni a penetrare nel territorio nel quale è localizzato il Distretto anche grazie alle tecnologie ICT
- Ampia possibilità e facilità di decentramento di parti di attività produttive nei paesi emergenti
- Attenzione da parte del mondo finanziario alle opportunità di M&A offerte dalle PMI causando un effetto spesso di sradicamento dal territorio di una impresa
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- Variabile tecnologica
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- L’innovazione tecnologica, come detto, procede a “salti” con un modello non consono con la struttura e il modo di operare dei Distretti Industriali. Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a tre grandi “salti” di innovazione:
- Automazione dei processi produttivi (robotica, macchine a CN, ecc.): anni ‘80
- Informatizzazione diffusa anche nei processi gestionali (PC): anni ’90
- Connettività: internet, mobile communication
- E’ in corso un quarto “salto” legato all’ultimo, rappresentato dalla tecnologia wirless e dalla convergenza telefonia/media con forti impatti sia sui processi aziendali che sugli stili di vita degli individui.
In tale contesto l’evoluzione verso un modello a rete di imprese può consentire di preservare e mantenere le caratteristiche salienti di un Distretto Industriale rimuovendo però il vincolo locale.
Un sorta di “effetto sradicamento” che apre nuove modalità di sviluppo dei Distretti a fronte di un allentamento inevitabile di coesione sociale

In questo senso le reti di imprese si presentano come un modello evolutivo e migliorativo rispetto ai Distretti industriali conservandone i valori e risolvendone, in parte, le criticità economiche, sociali, istituzionali.
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| Mercoledì, 24 novembre 2004 |
9:12:10 AM
a cura di Aldo Agostini
Dall’impresa al territorio nei processi di pianificazione industriale
Nel corso degli ultimi 10-15 anni lo scenario della pianificazione industriale italiana ed europea è drasticamente cambiato.
L’elemento principale di cambiamento è stato senza dubbio la focalizzazione dell’attenzione sul territorio.
In effetti la politica industriale italiana dagli anni ’60 fino agli anni ’80 vedeva nella singola azienda il referente diretto delle azioni di sostegno e sviluppo e quasi mai il territorio.
A partire dagli anni ’90 l’approccio di politica industriale è mutato.
Il soggetto è sempre meno la singola impresa, il soggetto destinatario dell’intervento diventa un sistema di operatori più articolato ed il relativo ambito territoriale di appartenenza.
E’ in questo contesto che nei modelli di pianificazione industriale il testimone passa dalla singola impresa al territorio ed il Distretto industriale diventa il vero soggetto di politica e pianificazione industriale.
Dagli anni ‘90 la vera sfida per la creazione di uno sviluppo sostenibile diventa quindi fornire al territorio un ruolo attivo, valorizzando economicamente le sue specificità quali competenze, storia, risorse economiche, risorse naturali, sociali, istituzionali ed evitare che rappresenti esclusivamente un “terreno di conquista” di consumatori finali e luogo di sviluppo di capacità produttiva e commerciale.
La logica della programmazione negoziata, si pongono senza dubbio come metodologia di riferimento e strumento di azione e sviluppo locale sia di carattere economico che di carattere istituzionale in quanto orientata ad accrescere le capacità di dialogo del sistema territoriale con la realtà istituzionale in particolare europea.
Il fine di queste tipologie di strumenti (per esempio un patto territoriale, un accordo di programma, un accordo quadro di sviluppo territoriale, ecc.) è la realizzazione di un accordo tra diverse parti sociali pubbliche e private locali, attorno ad un progetto destinato allo sviluppo di un territorio (interventi integrati e mirati nell’industria, nel turismo, nei servizi, nelle infrastrutture, coerenti con la finalità progettuale).
Negli ultimi anni il ricorso a strumenti di programmazione negoziata, come metodo di pianificazione del territorio, è stato molto significativo (per esempio sono stati avviati in Europa 89 patti territoriali dal 1997 ad oggi), a conferma della grande attenzione da parte delle istituzioni verso una politica di sviluppo territoriale che deriva da alcuni fattori concomitanti
- Il processo di globalizzazione dei mercati che si presenta non più, come da molti sostenuto, come modello di standardizzazione totale, ma come economia della diversità e della specificità locale.
- Declino della grande industria italiana.
- Livelli di disoccupazione preoccupanti e contestuale difficoltà della grande impresa a mantenere i livelli occupazionali a fronte della PMI che invece assorbe occupazione
- Sfasamento tra il governo politico e amministrativo di un territorio ed il governo delle relazioni economiche tra i soggetti appartenenti ad uno spazio territoriale
- I processi di decentramento del governo di molte leve politiche dall’amministrazione centrale agli enti locali (Regioni, Province, Comuni)
Va però detto che sotto la spinta di molti fattori, primi fra tutti alcuni “salti” tecnologici nelle nuove tecnologie della comunicazione (ICT), anche il concetto di territorio sta significativamente cambiando.
Infatti si può osservare che esistono due dimensioni economiche alla base del ruolo del territorio (cfr Lucio Poma – Oltre il Distretto – Ed Franco Angeli)
- Spazio territoriale: cioè un particolare ambito geografico, economico e sociale governato da un sistema di valori, norme e linguaggio chiari ma taciti, poco codificati e informali
- Spazio relazionale: cioè un ambito non geografico governato da un sistema di relazioni codificate fra imprese e che cresce per espansione.
Per molte realtà territoriali, dove operano principalmente piccole e micro imprese, le due dimensioni, quella territoriale geografica e quella economica, tendono a coincidere; ma ciò tende ad essere sempre più un’eccezione in una realtà dove lo spazio economico relazionale, lo spazio dove cioè imprese ed altri soggetti cercano e trovano interlocutori cui relazionarsi per attività economiche e produttive, travalica i confini amministrativi geografici.

Come si pongono i territori montani nei confronti di questo fenomeno di evoluzione dei territori, geograficamente noti e definiti, verso un concetto di meta-territorialità e verso l’apertura oltre confine delle opportunità relazionali?
L’opinione è che i territori montani abbiano caratteristiche tali e specificità per cui spazialità territoriale-geografica e spazialità relazionale tendono ancora a coincidere significativamente con la dimensione locale; ci sono molte forze che spingono in questa direzione: maggior radicamento culturale e del rapporto persona-territorio, minore propensione all’attivazione di sistemi relazionali articolati, caratteristiche ambientali (clima, viabilità, carenze infrastrutturali, ecc.), che non agevolano la mobilità e lo scambio di merci e persone.
E’ però nostra convinzione che si tratti solo di uno sfasamento temporale rispetto ad altre tipologie di territori, in un processo che anche per i territori montani, ed i relativi sistemi produttivi locali, andrà verso il disaccoppiamento delle due dimensioni analizzate, dove spazialità territoriale e relazionale dovranno indirizzarsi verso un modello di maggiore apertura verso l’esterno.
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