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Martedì, 14 settembre 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
9:20:53 AM a cura di Romina Bonetti

I parchi e lo sviluppo territoriale

È necessario conoscere il territorio e le diverse dinamiche interne dei sistemi locali per capire la significatività di una eventuale presenza di un Parco e le sue possibili influenze positive allo sviluppo di alcune attività economiche, nell'ottica di un processo di integrazione e di reciprocità nelle relazioni tra l'area protetta parco e le comunità esterne, consentendo ai diversi sistemi locali di affermare la propria identità nel globale.

La metodologia d'analisi seguita è quella dei sistemi locali: tale categoria mette in luce il reticolo di interrelazioni tra livello sociale ed economico di un contesto locale e l’ancoraggio ad una base territoriale.

Il sistema locale, nel suo aspetto economico, è pensato come insieme di unità produttive che mostrano delle relazioni, spostandoci al livello sociale, il sistema locale è l’insieme di individui di cui è composta la comunità locale.

Ogni individuo esibisce un comportamento, azione o cambiamento che viene considerato in relazione, in qualche maniera, all’ambiente dell’individuo costituito da altri individui con cui entra in contatto o in relazione: ovvero la comunità locale.

In definitiva, il sistema locale rappresenta un categoria generale, che non si limita a contemplare esclusivamente o prevalentemente l’aspetto produttivo ma evoca soprattutto l’esistenza di un tessuto sociale compatto e un complesso intreccio di fattori di diversa natura.

Il sottogruppo del sistema locale può essere definito come una partizione del territorio in base alla quale certe aree, integrate rispetto ad alcune variabili economiche, appartengono al sistema e si distinguono da tutto il resto che ne costituisce l’ambiente e non rientra nel sistema stesso, pur mantenendo con esso e/o con le singole aree relazioni molteplici.

Naturalmente, se invece che considerare la globalità della vita economica di un certo territorio, restringiamo ad un sottoinsieme di variabili il campo di analisi, otteniamo un sistema locale con un’ulteriore specificità; ad esempio un sistema locale del lavoro o il sistema produttivo di tipicità locale.

Essi sono aperti nelle loro relazioni orizzontali e verticali: le prime si riferiscono agli scambi con altri sistemi locali, le seconde riguardano le interazioni con lo spazio geografico o ambiente. Tale caratteristica è importante poiché l’apertura di un sistema di qualsiasi tipo è alla base della sua evoluzione.

L’apertura è un carattere intrinseco dei sistemi locali: essi dipendono dall’ambiente sociale e da altri sistemi locali, poiché sono unità di interazione che esistono in un ambiente.

Essi non possono essere capiti indipendentemente da quelle parti dell’ambiente con la quale interagiscono, e lo sviluppo locale è legato alla valorizzazione delle risorse ambientali date (relazioni verticali) attraverso un processo di interazione nei rapporti di produzione e di scambio verso un livello spaziale più ampio (relazioni orizzontali).

Appreso quindi, che i Sistemi Locali sono aperti nelle loro relazioni e quindi in grado di evolversi e svilupparsi, si può cercare di interpretare l’eventuale presenza di un Parco come Sistema Locale di Produzione Tipica e Tradizionale e aggiungerei di qualità ambientale. In questa visione, l'effetto positivo allo sviluppo locale è visto considerando il parco come ponte verso il Globale o come nodo in un sistema di rete di produzione agro-ambientale.

Nei comuni di un territorio possono essere presenti produzioni tipiche locali a livello familiare: la possibilità che questi comuni facciano parte di un sistema locale di produzione tipica identificato in un Parco gli consente di instaurare relazioni orizzontali in un contesto più ampio del globale provincia o regione.

Questo perché tali produzioni tipiche familiari possono, con politiche appropriate, divenire variabili economiche che, su una scala più ampia, vanno ad integrare tali comuni in un nuovo sistema locale.

L'analisi del contesto territoriale, vuole mettere in evidenza gli effetti derivanti dall'istituzione di un Parco Naturale sulle attività agricole marginali o poste ai confini del parco, puntando sia sugli aspetti di maggiore tipicità e ricchezza attraverso la conservazione del paesaggio tradizionale, sia sulle attività ricreative e artigianali e gastronomiche sia sulla concretezza economica della produzione tipica e tradizionale, mettendo in risalto il processo economico endogeno della produzione di qualità nel territorio e la conoscenza contestuale funzionale ad essa.

Il concetto chiave portato avanti è che: se la ricerca di nuovi modelli di sviluppo a livello locale conduce a dei risultati apprezzabili, basati non solo sulla competitività ma anche sulla valorizzazione, mantenuta, dalle risorse non si può non considerare una più vasta articolazione territoriale dei processi di sviluppo.

Far coincidere il Parco con il territorio significa praticare l'esercizio di un'attività di cura del territorio e sotto l'aspetto economico, praticare un'attività produttiva orientata in tal senso.

La forza attiva del parco è soprattutto vista nel sostegno all'adozione di pratiche innovative nelle attività produttive agricole realizzate sia all'interno del Parco stesso, sia fuori di esso.

Attraverso azioni pilota, risulterà un luogo di sperimentazione nel sostegno all'aggiustamento delle pratiche colturali nelle aziende, minimizzando gli effetti dei vincoli ambientali sui redditi aziendali e facilitando contemporaneamente il processo di adattamento delle attività produttive ai vincoli.

L'adozione di pratiche innovative nella promozione competitiva di territori rurali , va a migliorare sia la riconoscibilità che la percezione dei consumatori dei prodotti (agricoli e non) "tipici di quest'area".

In virtù del diritto allo sviluppo dei sistemi locali del territorio, emerge, chiaramente, come il processo di integrazione, volto alla difficile ricerca di una reciprocità di relazioni tra l'area protetta del Parco e quelle esterne, valorizzi le differenze e consenta ai Sistemi Locali di affermare la propria identità affacciandosi, efficacemente, sui circuiti economici, sociali e culturali del contesto e reggendo con la propria creatività alle sollecitazioni che ne derivano.

Questo implica una "perimetrazione" necessaria per consentire la riconoscibilità e l'apprezzamento di qualità specifiche locali e contestualmente l'apertura al mondo esterno e alle dinamiche globali.   


Lunedì, 6 settembre 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
9:05:33 AM a cura di Romina Bonetti

Il Marketing

Negli ultimi anni un crescente numero di Istituzioni pubbliche hanno iniziato ad utilizzare la logica dell’analisi di marketing come mezzo per perseguire mete istituzionali e favorire la penetrazione di prodotti e servizi.

L’impiego di capacità di marketing, in un’amministrazione pubblica, è diretto a tradurre gli sforzi dell’azione sociale in programmi che siano in sintonia con le aspettative del pubblico.

In un ambiente caratterizzato da un notevole dinamismo sociale ed economico che rende mutevoli, in tempi brevi, i bisogni e i comportamenti degli attori economici con cui gli enti pubblici si trovano ad interagire e ad operare, è evidente la necessità di introdurre logiche e strumenti di marketing, che pongono al centro di ogni attività pubblica lo studio delle caratteristiche della domanda ad essa diretta, al fine di individuarne le connotazioni fondamentali e di anticiparne le eventuali evoluzioni.

Ciò rappresenta il punto di partenza per definire, non solo, le esigenze espresse in termini di servizi richiesti, dai singoli cittadini, dalle famiglie, dalle imprese e dai diversi gruppi sociali, ma anche per valorizzare e favorire lo sviluppo del territorio.

E’ possibile delineare, pertanto due differenti strategie di:

  • marketing territoriale;
  • marketing dei servizi pubblici.

Il ruolo fondamentale ricoperto dagli Enti locali nelle politiche per lo sviluppo impone loro l’adozione di strategie di marketing territoriali, con cui sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, attraverso la programmazione degli interventi da effettuare per lo sviluppo locale.

Anche il legislatore si è reso conto del crescente sviluppo della dimensione locale, ne sono, infatti, testimonianza, l’attuazione del decentramento amministrativo prima e la riforma del Titolo V della Costituzione poi, con il conseguente rafforzamento, rinnovamento e modernizzazione degli apparati amministrativi di Regioni, Province e Comuni.

Con il termine “marketing territoriale” si intende l’insieme delle politiche e degli strumenti differenziati, che hanno obiettivi e target di riferimento diversi in relazione all’attività di pianificazione strategica degli interventi che si intendono realizzare.

Il marketing territoriale può, in generale, essere definito come l’analisi della domanda e dei bisogni degli stakeholders presenti nel territorio di riferimento per costruire e rafforzare rapporti di scambio vantaggiosi sia con i residenti nel territorio stesso, sia con soggetti esterni.

L’obiettivo diventa, quindi, quello di organizzare l’offerta di dotazioni infrastrutturali, di incentivi economici, di servizi pubblici con lo scopo di attrarre investimenti esterni e garantire lo sviluppo locale.

Il territorio, inteso come sistema integrato, diventa “risorsa” protagonista della competizione economica che ha assunto una dimensione sempre più territoriale, diventando sfida tra sistemi locali entro cui si collocano gli attori economici e sociali.

Gli interventi orientati allo sviluppo del territorio locale e diretti ad attirare potenziali investitori esterni sono, senza dubbio, rappresentati dallo sviluppo dei sistemi:

  • produttivo, attraverso l’incentivazione alla nascita di nuove imprese, di distretti industriali e filiere produttive e favorendo il sostegno alle organizzazioni già presenti sul territorio e il grado di cooperazione fra le stesse;
  • sociale, in termini di miglioramento della qualità delle risorse umane presenti sul territorio, di diffusione delle infrastrutture di base, come porti, ferrovie, aeroporti, autostrade, aree attrezzate per insediamenti produttivi, che garantiscano una maggiore accessibilità e più facili collegamenti nell’area di riferimento;
  • ambientale, attraverso la promozione di interventi diretti a promuovere e proteggere le risorse naturali, paesaggistiche e culturali del territorio con la presenza di aree protette, vincoli ambientali e di beni di particolare rilevanza naturalistica o storico-culturale;
  • amministrativo, in termini di efficienza e semplicità nei servizi offerti dagli apparati pubblici, di presenza di enti strumentali intermedi e diffusione delle strutture associative.

Le leve fondamentali di un piano di marketing territoriale sono, quindi, rappresentate dalla progettazione di un insieme efficace di beni e servizi territoriali, dalla creazione di incentivi per gli utenti interni ed esterni al territorio di riferimento, dal miglioramento delle condizioni di accesso all’area e dalla promozione dei valori e dell’immagine del territorio.   


Venerdì, 27 agosto 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
9:24:57 AM a cura di Romina Bonetti

Le pro loco come strumento di sviluppo territoriale

La carta dei principi generali è un documento che intende definire le caratteristiche costitutive ed operative delle Pro Loco aderenti all’Unione delle Pro Loco d’Italia (U.N.P.L.I.).
Costituisce la linea ispiratrice della Pro Loco U.N.P.L.I. alla quale la stessa deve attenersi nel corso della sua vita associativa.

La Pro Loco è un’associazione territoriale di volontariato di interesse pubblico, democratica ed apartitica, senza scopo di lucro, volta alla promozione ed alla tutela delle località su cui insiste, Comune o frazione, sia per conservare e valorizzare le risorse ambientali e culturali, sia per migliorarne le caratteristiche e le condizioni per lo sviluppo turistico e sociale.

Le finalità fondamentali delle Pro Loco sono:

  1. la tutela e la promozione del territorio e delle sue peculiarità turistico-culturali;
  2. la promozione e l’assunzione di iniziative, nonché la realizzazione di manifestazioni per la conoscenza e la valorizzazione paesaggistica, urbanistica e ambientale della località;
  3. servizi di accoglienza, tutela ed informazione turistica;
  4. attività di formazione e di sensibilizzazione per lo sviluppo del fenomeno economico- turistico;
  5. attività volte agli scambi culturali e sociali;

Politiche: La vita dell’associazione Pro Loco deve rappresentare un forte momento di sollecitazione, proposizione, sintesi ed unione di tutte le risorse umane esistenti nella località e nel rispetto delle proprie finalità ed autonomia deve:

  1. collaborare con il proprio Comune e gli altri enti;
  2. collaborare con le altre associazioni presenti sul territorio;
  3. attivarsi per partecipare a tutte le iniziative di programmazione territoriali attinenti alle proprie finalità.

Statuti:

La Pro Loco U.N.P.L.I. deve adottare uno statuto i cui principi fondamentali siano conformi alle norme vigenti ( es. D.lgs. 460/97 sugli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale [ONLUS] ) e alle disposizioni U.N.P.L.I..

Lo statuto deve considerare le seguenti caratteristiche tipiche di un ente non commerciale:

  1. divieto di distribuire utili o avanzi di gestione durante la vita associativa;
  2. effettività del rapporto associativo con esclusione della partecipazione temporanea intesa come occasionale alla vita associativa. Democraticità con l’effettivo diritto di voto per l’approvazione e la modifica degli statuti e regolamenti e nomina organi direttivi;
  3. obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
  4. eleggibilità libera degli organi amministrativi, voto singolo, sovranità dell’assemblea dei soci, clausole trasparenti per l’ammissione e per l’esclusione dei soci, pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci e dei rendiconti;
  5. devoluzione del patrimonio dell’ente in caso di scioglimento per qualunque causa ad associazione con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità;
  6. intrasmissibilità della quota o del contributo associativo.

Lo statuto deve contenere la denominazione: Associazione Turistica Pro Loco.

Deve costituirsi o per atto pubblico o con scrittura privata registrata.

Deve indicare la competenza territoriale ovvero la propria sede, dove nasce e dove opera.

Lo scopo deve usare la definizione indicata nei principi generali.

Le finalità debbono essere le più’ ampie possibili.   


Venerdì, 30 luglio 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
9:50:21 AM a cura di Romina Bonetti

La tutela attiva del commercio tradizionale

La dimensione della territorialità, con le peculiarità dei centri storici e delle aree marginali, costituisce un fattore indispensabile di valorizzazione del commercio tradizionale.
E’, comunque, evidente che scelte innovative possono essere perseguite anche a prescindere da queste specificità localizzative.
In particolare, si possono a questo fine identificare quattro diverse soluzioni da perseguire per la valorizzazione del commercio tradizionale oltre i suoi confini territoriali.

Una prima idea consiste nel fare riferimento alla creazione di una rete di punti di vendita tradizionali, accomunati da un brand specifico capace di valorizzare le loro peculiarità in termini di servizi commerciali, di professionalità e di assortimenti.
Un’iniziativa della Regione Toscana, denominata Vetrina Toscana, va in questa direzione e tende a generare un effetto positivo per i commercianti aderenti a tale iniziativa, oltre che per le filiere agro-alimentari e di artigianato tipico presenti in tali assortimenti.
L’iniziativa appare pregevole sotto diversi profili, sollecitando l’intrapresa di iniziative congiunte di marketing con il supporto professionale dei CAT.
A fianco della previsione di operazioni di comunicazione e di pubblicità, sembra che Vetrina Toscana possa attivare validi strumenti di micromarketing, quali la creazione di fidelity card, assegnate dalle agenzie di viaggio e da altre strutture ricettive a favore dei turisti, in modo da incentivare consumi e acquisti presso questa rete convenzionata di esercizi commerciali.
Al raggiungimento di determinati volumi di acquisto da parte dei consumatori, si possono prevedere omaggi di prodotti tipici toscani.

La seconda soluzione riguarda la previsione di iniziative di e-commerce sia nel business to consumer che, soprattutto, nel business to business.
Lo sbocco commerciale per molti prodotti tipici delle nostre aree può essere assecondato tramite la creazione di strutture di e-commerce, gestite con capacità manageriale, magari dalle stesse strutture di servizio previste e riconosciute dalla Regione, quali i CAT.
L’attività di e-commerce richiede tuttavia professionalità specifiche, capaci di gestire attivamente la politica di marketing tramite siti internet, per cui è evidente che questi CAT dovranno dimostrare di svolgere in modo qualificato questo servizio.
Compito della Regione è, dunque, anche quello di stimolare forme di concorrenza tra i CAT, allocando le future risorse finanziare in modo selettivo in funzione delle performance da essi conseguite.

Una terza soluzione trans-territoriale riguarda la previsione di istituire una catena in franchising di punti di vendita di prodotti tipici toscani, localizzata nei paesi esteri, come i principali capoluoghi di Stati Europei e Nord Americani.
Questa scelta può essere perseguita con il supporto dei servizi erogabili dalle Camere di Commercio presenti in tali paesi. Siffatta soluzione potrebbe andare a integrarsi in una logica di marketing con le due precedenti – quella di Vetrina Toscana, presente nella Regione, e quella di e-commerce – stimolando una fidelizzazione di alcuni cluster di consumatori stranieri verso il prodotto toscano.
Infine, l’insieme delle proposte indicate suggeriscono un ruolo centrale della formazione qualificata delle risorse umane destinate a progettare, coordinare e implementare tali linee di valorizzazione del commercio tradizionale.
Qualificare le risorse umane nel commercio tradizionale non significa solamente orientarsi al singolo operatore commerciale, al fine di indurre il cambiamento della sua professionalità e delle sue capacità, ma anche quella di creare nuovi soggetti professionali destinati a inserirsi, in modo qualificato, nelle strutture di servizi quali i CAT, nella Pubblica Amministrazione oppure come manager dei centri commerciali storici.
Si tratta di ruoli organizzativi e decisionali particolarmente rilevanti alla luce della politica di valorizzazione e qualificazione del commercio tradizionale che richiedono, tra l’altro, l’attivazione di master fondati sul superamento dei tradizionali confini accademico-disciplinari, con l’integrazione di competenze di architettura, di ingegneria del territorio, di economia e di diritto.   


Giovedì, 22 luglio 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
12:36:19 PM a cura di Romina Bonetti

Esperto nella promozione di percorsi enogastronomici

Nell’ultimo decennio si è potuto constatare che il turismo enogastronomico si sta attestando come uno dei segmenti più promettenti del settore.
Nel 1999 oltre due milioni e mezzo di persone hanno viaggiato per l'italia alla ricerca di vini di qualità e di prodotti tipici, apprezzando insieme a questi anche il patrimonio culturale e naturalistico del territorio.

Le correlazioni fra il territorio rurale e la domanda di svago e di cultura si stanno facendo sempre più intense.
Il turismo del vino rappresenta la sintesi migliore di questa correlazione, come conferma la crescente schiera di appassionati che scelgono di viaggiare attraverso i territori del vino per conoscere le differenti qualità enologiche, i prodotti tipici e della gastronomia, i produttori locali.

Il riconoscimento ufficiale dei percorsi enogastronomici coincide con la legge quadro nazionale (n.268/99) che istituisce “Le Strade del Vino” definendole all'art. 1 come ”Percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, lungo i quali insistono valori naturali, culturali e ambientali, vigneti e cantine di aziende agricole singole o associate aperte al pubblico; esse costituiscono gli strumenti attraverso i quali i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica”.

Elemento da sottolineare consiste nell'ambito di applicazione della legge, che trascende il settore dell’enoturismo per applicarsi anche alla realtà dei prodotti tipici di qualità.

In tal senso l’art.5 stabilisce che '”Le disposizioni della legge si applicano anche per la realizzazione delle strade finalizzate alla valorizzazione, anche congiunta di altre produzioni di qualità, con particolare riguardo all’olio di oliva e in genere di prodotti tipici”.
Questa legge apre, dunque, nuovi scenari al turismo enogastronomico italiano, segnando l'avvio dei vari progetti regionali di sviluppo e valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale.
In questo contesto il settore del turismo enogastronomico riceve un notevole impulso che implica un imminente passaggio da una cultura di matrice esclusivamente agricola ad una di stampo agrituristico e manageriale incentrata sulla riqualificazione del prodotto turistico inteso in senso ampio.
In quest'ottica di gestione manageriale del prodotto turistico enogastronomico, si inseriscono nuove opportunità imprenditoriali e nuove figure professionali dalle competenze specifiche e sicuramente innovative.

I potenziali fruitori dei servizi e di conseguenza della figura professionale che andrebbe in tal senso a valorizzare il territorio, sia dal punto di vista turistico in senso lato, sia dal punto di vista enogastronomico, potrebbero essere:
Turisti enogastonomici (privati), enti pubblici che attraverso i prodotti tipici intendono valorizzare e promuovere la propria realtà locale e gli esercizi commerciali che, essendo posizionati sul territorio possono inserirsi all’interno del percorso turistico riqualificando i prodotti locali.

Naturalmente in funzione delle caratteristiche e dei trend evolutivi del mercato locale di riferimento, nonché delle competenze e capacità imprenditoriali del/i soggetto/i proponenti, si delineeranno le linee guida maggiormente adattabili in termini di servizi offerti.

In linea generale, si possono distinguere le seguenti tipologie:

  1. Servizi di guida enogastronomica;
  2. Attività di promozione del territorio legate ad attività ricreative, culturali e didattiche;
  3. Corsi di formazione per soggetti che vorranno inserirsi nel percorso di promozione.
  

Giovedì, 15 luglio 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
2:39:24 PM a cura di Romina Bonetti

Prodotti tipici e promozione

Un prodotto viene definito tipico quando è caratteristico di un certo territorio. Fino al 1500 i prodotti alimentari erano frutto dell’elaborazione delle materie prime disponibili in loco.
La produzione, quindi, avveniva all’interno di contesti socio-culturali e rurali estremamente limitati.

La circolazione delle risorse più pregiate (come spezie e vini particolari) era, un tempo, riservata a nobili di corte.
Risulta importante sottolineare che è’ la possibilità di venire a contatto con prodotti realizzati altrove che rende rilevante la caratteristica della tipicità.
Successivamente l’industrializzazione, poi, ha modificato le stesse modalità produttive e la produzione viene svincolata dai suoi luoghi tradizionali, con una standardizzazione delle modalità e delle materie prime utilizzate, e di conseguenza del gusto dei prodotti.

Industrializzazione e standardizzazione rischiano di mettere a repentaglio la vita stessa dei prodotti tipici.

A ciò si aggiunge che il legame con un territorio è un concetto problematico: i criteri e le caratteristiche collegate alla tipicità non sono sempre chiari.
E' per questo che si è intervenuti con la regolamentazione giuridica.

I marchi di Garanzia (Doc, Dop, Igp) risultano essere lo strumento istituzionale più importante, ed oggi sempre più ricercato, per la tutela dei prodotti tipici.
Questi ultimi hanno il pregio di salvaguardare e spesso incentivare produzioni locali che faticano a trovare spazi nel mercato globalizzato e standardizzato.

Come già accennato in precedenza, per proteggere la tipicità di alcuni prodotti alimentari, l'Unione Europea ha varato una precisa normativa, stabilendo due livelli di riconoscimento: DOP e IGP.

La sigla DOP (denominazione di Origine Protetta) estende la tutela del marchio nazionale DOC (Denominazione di Origine Controllata) a tutto il territorio europeo e, con gli accordi internazionali GATT, anche al resto del mondo.
Il marchio designa un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità e caratteristiche siano essenzialmente, o esclusivamente, dovute all'ambiente geografico (fattori naturali e quelli umani).
Tutta la produzione, la trasformazione e l'elaborazione del prodotto devono avvenire nell'area delimitata.

La sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta) tiene conto dello sviluppo industriale del settore, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto al vincolo territoriale.
Quindi la sigla identifica un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità, reputazione e caratteristiche si possono ricondurre all'origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell'area delimitata.

Il termine "IGP" è relativo al nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese e di cui una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica possa essere attribuita all'origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell'area geografica determinata.

La sigla STG indica “Specialità tradizionali garantite”, riconoscimento, ai sensi del Reg. CE 2082/92, del carattere di specificità di un prodotto agro-alimentare, inteso come elemento od insieme di elementi che, per le loro caratteristiche qualitative e di tradizionalità, distinguono nettamente un prodotto da altri simili.
Ci si riferisce, quindi, a prodotti ottenuti secondo un metodo di produzione tipico tradizionale di una particolare zona geografica, al fine di tutelarne la specificità.
Sono esclusi da questa disciplina i prodotti il cui carattere peculiare sia legato alla provenienza o origine geografica; questo aspetto distingue le STG dalle DOP e dalle IGP.

Vini DOCG (Denominazione d'Origine Controllata e Garantita)

Riconoscimento di particolare pregio qualitativo attribuito ad alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale.
Questi vini vengono sottoposti a controlli più severi, debbono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portare un contrassegno dello Stato che dia la garanzia dell’origine, della qualità e che consenta la numerazione delle bottiglie prodotte.
Presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali è insediato il "Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini".
Oltre alle condizioni previste per la certificazione DOC è obbligatorio l’imbottigliamento nella zona di produzione ed altre condizioni più restrittive. Tali vini sono disciplinati dal Reg. CEE 823/87, dalla Legge n. 164/92, dal D.P.R. n. 348/94 e dai relativi "Disciplinari di produzione".

Vini DOC (Denominazione d'Origine Controllata)

Riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in zone limitate (di solito di piccole/medie dimensioni), recanti il loro nome geografico.
Di norma il nome del vitigno segue quello della DOC e la disciplina di produzione è rigida.
Tali vini sono ammessi al consumo solo dopo accurate analisi chimiche e sensoriali. Il disciplinare di produzione dei vini DOC è più rigido rispetto ai vini IGT.
Tali vini sono disciplinati dal Reg. CEE 823/87, dalla Legge n. 164/92, dal D.P.R. n. 348/94 e dai relativi "Disciplinari di produzione".

Si tratta di vini ottenuti da uve determinate e provenienti da territori ben definiti.
Tale qualifica, comunque, non obbliga i viticoltori ad apporre altre menzioni sull’etichetta, né li costringe a vincoli di produzione troppo restrittivi.
La delimitazione della zona di produzione è più ampia rispetto ai DOC.   


Venerdì, 18 giugno 2004

Promozione del territorio attraverso i prodotti locali  
9:14:05 AM a cura di Romina Bonetti

Azioni Per Promuovere L’agricoltura Biologica

La Commissione Europea ha adottato il “piano di azione europeo per l’agricoltura biologica e gli alimenti biologici”.
Quest’ultimo ha come fine ultimo la promozione e il continuo sviluppo dell’agricoltura biologica all’interno del territorio facente parte dell’Unione europea. In tal senso la Commissione ha presentato una lista di 21 azioni concrete da realizzare, che includono:

  • il miglioramento delle informazioni sull’agricoltura biologica,
  • la razionalizzazione del sostegno pubblico nel quadro dello sviluppo rurale,
  • il miglioramento delle norme di produzione e il potenziamento delle attività di ricerca.

Il piano sopra citato costituisce una risposta al rapido aumento del numero di aziende agricole biologiche e alla crescente domanda da parte dei consumatori, ed è stato elaborato sulla base di vasti esami con gli Stati membri e con le parti interessate.

Il piano di azione sarà presentato in occasione del prossimo Consiglio “Agricoltura” e comprenderà 21 azioni mirate al:

Miglioramento dell’informazione
Questa azione risulta finalizzata al semplice fatto che i consumatori europei non sono ancora ben informati sui principi e sui benefici dell’agricoltura biologica.
Per dare ampio respiro alle informazioni disponibili sull’agricoltura biologica, le pubbliche autorità degli Stati membri e l’Unione europea devono rendere accessibili al pubblico dati obiettivi e affidabili.

Il piano di azione prevede la realizzazione di campagne di informazione a livello comunitario cofinanziate dall’Unione europea, indirizzate in modo particolare ai consumatori, agli operatori o alle mense pubbliche, al fine di illustrare i benefici dell’agricoltura biologica, promuovere l’uso del logo comunitario, rendere maggiormente trasparenti le varie norme di qualità e accrescere la disponibilità di prodotti biologici a beneficio dei consumatori dell’Unione europea.

Accrescimento dell’efficacia del sostegno pubblico
L’agricoltura biologica è uno strumento importante nella strategia per l’integrazione ambientale e lo sviluppo sostenibile.
Questi ultimi costituiscono i principi fondamentali della politica agricola comune (PAC).
Ad oggi i produttori biologici possono beneficiare di aiuti nel quadro dei pagamenti diretti e delle misure di sostegno dei prezzi.
Inoltre l’agricoltura biologica è pienamente integrata nella politica di sviluppo rurale e svolge un ruolo importante offrendo evidenti benefici ambientali.

La Commissione in tal senso raccomanda vivamente agli Stati membri di utilizzare pienamente gli strumenti disponibili nel quadro dei rispettivi piani di sviluppo rurale per sostenere l’agricoltura biologica attraverso lo stimolo della domanda attraverso il ricorso ai nuovi sistemi qualità, la promozione delle azioni destinate a preservare a lungo termine i benefici per l’ambiente e la protezione della natura, offrire incentivi ai produttori biologici affinché convertano l’intera azienda agricola anziché limitarsi ad una conversione parziale.

La Commissione prevede inoltre di offrire incentivi ai produttori per migliorare la distribuzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, promuovere la formazione e l’educazione di tutti gli operatori del settore, nel settore della produzione, della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti stessi.

Per la promozione dell’espansione dell’agricoltura biologica risultano necessarie nuove conoscenze e nuove tecnologie.
Le proposte della Commissione per potenziare la formazione e la ricerca riguardano tutti i livelli, dall’adozione di programmi di ricerca nelle università o in altri istituti di ricerca fino alla formazione all’interno delle aziende agricole per garantire il corretto trasferimento delle tecnologie agli agricoltori.
Per quanto riguarda un sistema di produzione descritto fin nei dettagli, i cui prodotti sono caratterizzati da un prezzo più elevato, l’agricoltura biologica non può esistere senza apposite norme di produzione e senza controlli affidabili lungo tutta la filiera.

In definitiva attraverso vari studi si è potuto capire che la fiducia dei consumatori nei prodotti dell’agricoltura biologica si basa precisamente su dei fattori fondamentali:

  • rafforzare e armonizzare ulteriormente le norme in materia di agricoltura biologica attraverso il canale delle organizzazioni internazionali;
  • migliorare le norme, ad esempio in materia di benessere degli animali;
  • definire le norme per i settori non ancora disciplinati, quali l’acquacoltura, e stabilire nuovi standard ambientali, ad esempio il consumo di energia fossile ecc.;
  • definire i principi fondamentali dell’agricoltura biologica rendendo espliciti i servizi resi alla collettività; accrescere la trasparenza e la fiducia dei consumatori, costituire un gruppo di esperti indipendenti incaricato di formulare pareri tecnici;
  • chiarire le norme riguardanti il divieto di impiego di OGM;
  • accrescere l’efficacia e la trasparenza del sistema di controllo;
  • accrescere l’efficacia delle disposizioni in materia di importazioni.
  



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