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9:21:10 AM
a cura di Giovanni Prestini
La Carta per la Cittadinanza Sociale
Il percorso di costruzione di una "Carta per la Cittadinanza Sociale" produce una sostanziale crescita di consapevolezza delle effettive condizioni della comunità locale da parte delle istituzioni e della società nel suo complesso, consente di individuare i primi ambiti strategici su cui incentrare l’azione di sostegno alle persone, consente ai servizi (pubblici e privati) di superare la propria visione dei problemi e delle risposte passando ad un maggiore coinvolgimento della società per la identificazione dei problemi, la definizione degli obiettivi, la realizzazione degli interventi.
E’ una parte di un processo complesso che porta al "Patto con i cittadini" e che può essere gestita appieno solo nella dimensione concertativa della Conferenza per i Servizi sociali, per capire insieme a coloro che si sono fatti coinvolgere, cosa effettivamente c’è nella comunità, se questa esprime condivisione di valori, di relazioni, di senso di appartenenza.
Tutto questo ha il fine ultimo di rilanciare partecipazione e responsabilità, personale e comunitaria.
Tutto ciò assume particolare importanza alla luce della riforma tanto attesa della L. 328/2000, che ha però di fatto avuto vita breve, perché superata " di slancio" dalla approvazione definitiva della riforma del titolo V della Costituzione, riaffermando in modo decisivo ed incontrovertibile due elementi: un "federalismo". che non potrà che essere "solidale" se vogliamo mantenere coeso il paese, el’applicazione del principio di sussidiarietà (verticale ed orizzontale) in modo da consentire la costruzione di un possibile sistema di benessere territoriale (welfare locale) condiviso da tutti.
Questi aspetti hanno caricato di maggiori responsabilità le comunità locali: i comuni vengono sempre più riconosciuti come il luogo in cui può realizzarsi il riequilibrio del benessere delle persone, come l’ambito nel quale i livelli essenziali dei servizi devono essere chiari ed esigibili, come la dimensione territoriale in cui lo sviluppo sociale si basa sulla valorizzazione ed il sostegno delle risorse comunitarie primarie (famiglia, vicinato, comunità).
In una parola si evidenzia in tutti i suoi aspetti la "mission" fondamentale dei comuni e delle comunità locali: tutelare le persone.
Tutta la programmazione dei servizi sociali integrati dovrà operare non più esclusivamente in ambiti di assistenza e "riparazione sociale", ma sempre più intorno alla "promozione integrale della salute", mirando ad una piena partecipazione e responsabilizzazione delle persone sui problemi e sulle risposte.
Si attendono dunque risultati da questo processo di riorganizzazione condivisa della comunità, soprattutto per quanto riguarda il raggiungimento della:
- Effettiva centralità di ogni persona, vera risorsa della comunità
- Crescita della capacità dei cittadini ad individuare i loro effettivi problemi, a definire e condividere le possibili soluzioni, ad usare gli strumenti democratici disponibili e le espressioni di cittadinanza attiva promossi dal basso(associazioni, gruppi, comitati, ecc.)
Un passaggio importante è la costituzione di un Gruppo Tecnico misto (presenti persone della zona provenienti da varie esperienze e responsabilità: dalle istituzioni, da organizzazioni di volontariato e di tutela, dal sindacato, da organizzazioni di impresa) che soprattutto nella fase finale ha "vissuto intensamente" questo lavoroe che di fatto rappresenta il passaggio funzionale con la Conferenza per i servizi sociali.
E’ possibile quindi superare la "spirale della separatezza" fra i vari settori di disagio e disuguaglianza per acquisire una visione più integrata delle reali condizioni della popolazione e iniziare ad interrogarsi su "cosa si vuole fare", "cosa devono fare le istituzioni", "cosa deve fare la comunità nel suo complesso".
Riportiamo alcune tra le più significative voci di esperienze di questo tipo:
"Vogliamo ascoltare la voce di coloro che hanno meno strumenti per farsi sentire, i vecchi, i malati, chi non parla la nostra lingua.
Vogliamo far si che la nostra comunità sia orientata alla concordia e la passione per le persone.
Vogliamo parlare in primo luogo ai giovani, alle loro famiglie, ai loro nonni.";
"La comunità deve saper riconoscere i propri bisogni e collaborare alla ricerca delle soluzioni: le istituzioni devono imparare a valorizzare l’autorganizzazione della società, sostenere le responsabilità personali e familiari, aiutare chi aiuta, prendersi carico di chi non ha voce."
Occorre quindi conoscere in profondità il profilo della comunità, ricomponendo tutto il patrimonio di conoscenze e di documentazione esistente.
La "Carta" ha l’obiettivo di migliorare la situazione preesistente e “ridefinirla, portando un contributo di chiarezza e di superamento di un atteggiamento a volte o troppo " ideologico" ("tutti i bisogni devono essere soddisfatti, a tutti, qui e subito, senza priorità"), o "paternalistico" da parte di chi detiene il potere politico e tecnico ("noi sappiamo sempre cosa bisogna fare"). Si tratta di atteggiamenti che, in entrambi i casi, non considerano centrale, come invece è nelle intenzioni della "Carta", la crescita di consapevolezza e responsabilità comunitaria.
La definizione dei "livelli essenziali" dei servizi, è un passaggio determinante per fare chiarezza nei confronti dei cittadini: una volta definiti e condivisi i servizi devono essere ripensati in termini di efficacia ( competenza tecnica e appropriatezza delle scelte e dei comportamenti) ed equità (economicità, accessibilità fisica, adeguatezza delle prestazioni e delle attività).
I Comuni non potranno più fare "astratti" programmi di miglioramento della qualità dei servizi senza condivisione a valle con gli utenti e a monte con la Comunità Montana: il miglioramento della tutela delle persone passa proprio dalla chiarezza dei rapporti fra operatori, politici, cittadinanza.
Questa consapevolezza di uno scenario nuovo nel quale le amministrazioni locali hanno deciso di investire, è un risultato già di per sé importante, perché consente di rivedere le garanzie in modo più aderente agli effettivi bisogni della gente.
L’ambito zonale, pur con i suoi limiti, impone una nuova impostazione di offerta di "pari opportunità" a tutti i cittadini secondo alcune indicazioni precise:
- Passaggio ai servizi per tutti secondo livelli essenziali e priorità condivise
- Integrazione di tutte le politiche per migliorare la tutela delle persone
- Supporto diretto alle persone e famiglie che garantiscono la tutela ("aiuto a chi aiuta") in ambito domiciliare
- Conoscenza diffusa delle risorse e delle responsabiltà comunitarie
- Organizzazione dei servizi in rete per renderli accessibili
In questo scenario assume un ruolo importante la presenza di gestori qualificati dei servizi che sono espressione della stessa comunità (associazionismo e impresa sociale).
Ed è in questa logica che l’ente Comunità montana si configura come "adeguato contenitore" per sviluppare la associazione dei comuni e dare risposte di qualità ai cittadini.
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11:59:31 AM
a cura di Giovanni Prestini
La Conferenza dei Servizi Sociali
La soluzione che si propone di sperimentare in tal senso è rappresentata dall'uso di uno strumento di lavoro ispirato alla Conferenza dei Servizi, coordinato dalle Comunità Montane in quanto Enti rappresentativi dei Comuni Montani, con la partecipazione di tutti gli attori territoriali operanti nell’ambito dei servizi sociali, intesa come modalità di lavoro.
La Conferenza per i servizi sociali nasce come strumento per favorire il coordinamento di tutti gli attori interessati a gestire azioni di prevenzione e lotta al disagio sociale, siano essi enti pubblici o privati, associazioni di volontariato o di categoria, tramite l’individuazione e la messa a sistema di tutte le iniziative esistenti sul territorio per creare un punto d’incontro, coordinamento, unità e raccordo tra tutte quelle realtà che si occupano di problematiche socio-sanitarie.
Viene gestita in forma associata dalla Comunità Montana con funzioni di carattere consultivo e decisionale da definire attraverso apposito atto.
Tra i suoi compiti si ipotizza l’ascolto delle esigenze del territorio, il monitoraggio continuo delle iniziative e delle risorse disponibili, la valorizzazione delle risorse umane, il coordinamento degli interventi, il monitoraggio sulla disponibilità di risorse finanziarie, organizzative e normative, la realizzazione di progetti su fondi di finanziamento alternativi, l'esame di progetti per pronunciarsi sulla loro sostenibilità e compatibilità con gli indirizzi di sviluppo previsti dalle amministrazioni locali, la diffusione sul territorio di informazioni utili, il raccordo con gli enti di riferimento per ottimizzare il collegamenti e quindi le iniziative.
La modalità di lavoro deve permettere di migliorare il grado di soddisfazione dei cittadini e delle imprese nei confronti della Amministrazione, migliorando il contatto, la capacità di differenziare i servizi in funzione delle esigenze, il livello di affidabilità delle amministrazioni nell’assunzione degli impegni nei confronti dell’utenza.
La Comunità Montana potrà rafforzare il rapporto positivo con l’ambiente esterno in cui agisce, favorendo la creazione di un tessuto di relazioni, capace di aumentare il livello del capitale sociale collettivo.
L’innovazione, infatti, è spesso favorita dalla possibilità di accedere a opportunità, presenti in contesti attivi, stimolanti, con elevati livelli di fiducia e bassi costi di transazione, dotati di risorse facilmente reperibili.
La Conferenza per i servizi sociali dovrà inoltre porsi come momento di ascolto del territorio, per leggere con attenzione la domanda sociale di intervento pubblico, ricercare e ascoltare le esigenze espresse, non con la finalità di ottenere risposte già strutturate, ma per assumere decisioni più informate, consapevoli e motivate.
E’ importante che le Amministrazioni interpretino in chiave strategica il proprio ruolo, superando un approccio semplicemente reattivo e contingente alle esigenze espresse.
Esse devono svolgere una funzione di guida e orientamento per le comunità, creando valore per i cittadini e le imprese, cogliendo le opportunità offerte dal sistema territoriale e dai livelli nazionali e comunitari.
La Conferenza per i servizi sociali in quanto momento di conoscenza e di coordinamento permetterà alla Comunità Montana e ai Comuni di essere in grado di valutare se, e in che modo, dal lato dell’offerta, altri soggetti pubblici o privati stanno già operando in modo efficace e coerente con le esigenze della società.
In particolare, è importante che le Amministrazioni siano pienamente consapevoli del forte grado di interdipendenza esistente tra le loro azioni e quelle di altre istituzioni e altri attori che svolgono attività di interesse generale.
Occorre che le Amministrazioni rispondano all’esigenza di integrazione e cooperazione con altri soggetti, rispettando i principi della sussidiarietà orizzontale e verticale, e siano in grado di catalizzare, coordinare e regolare il sistema dell’offerta per creare sinergie nelle politiche e nell’impiego delle risorse.
Grande importanza rivestirà nel processo di attivazione e realizzazione il capitale sociale collettivo, inteso come rete di relazioni e di risorse civiche che si affianca al capitale umano e a quello finanziario per assicurare un funzionamento efficace dei sistemi territoriali e, quindi, della stessa amministrazione.
Soprattutto in una fase di grande complessità e di crescita della pluralità degli attori che intervengono nel processo di elaborazione e attuazione delle politiche pubbliche, la possibilità di poter contare su reti ampie e solide di relazioni può facilitare in modo consistente la capacità di cooperazione e integrazione inter-istituzionale.
Appare infatti opportuno che le Amministrazioni Pubbliche sviluppino un sistema di relazioni sempre più ampio sul territorio, migliorando i propri processi di comunicazione esterna.
Specificità della Conferenza per i Servizi Sociali”
In particolare essa avrà le seguenti caratteristiche:
- Sarà basata sulla specificità e identità culturale del territorio
- Sarà interattiva, promuovendo l’interazione a livelli diversi: tra la Comunità Montana. i comuni sottoscrittori, il Distretto, l’A.S.L. , il Terzo Settore, le altre forme di volontariato presenti.
- Rispecchierà le scelte autonome dei comuni, riconoscendo le varie realtà e valorizzando le diversità all’interno di un sistema di continuo monitoraggio
- Sarà basata su un metodo incrementale che sceglie di individuare in itinere le modalità attraverso cui gestire l’incertezza, verso un apprendimento collettivo nella costituzione di un sistema integrato
- Sarà un sistema di lavoro sperimentale che permetterà di costruirsi nell’evoluzione della realtà attraverso una valutazione in itinere.
- Sarà fortemente incentrata sulla presenza territoriale dell’operatore sociale, quale elemento fondamentale nel processo di conoscenza dei bisogni delle aree territoriali, nella costruzione della rete e nella creazione di un momento di riferimento per l’accesso del cittadino nel sistema integrato.
A livello operativo la Conferenza potrà essere modellizzata su due livelli:
- Politico-istituzionale quale ambito permanente di consultazione dei Sindaci delle Comunità Montane in modo da discutere sui problemi specifici della montagna e sulle tematiche socio/sanitarie, e di rappresentare in modo chiaro ed esaustivo le esigenze emerse in altre sedi. Si prevede che potrà avvalersi di consulenti tecnici in grado di risolvere al meglio le problematiche sorte dando anche pareri sulla fattibilità o meno di alcuni progetti che si intende intraprendere. Il tutto rivolto, naturalmente, alla creazione di sinergie tra i soggetti coinvolti e in una logica di rappresentanza della Comunità Montana.
- Tecnico-operativa ossia uno spazio di lavoro/confronto di tutti i soggetti che operano a vario titolo nel sociale quale tavolo permanente di lavoro tra gli assistenti sociali e gli operatori che si adoperano nel volontariato in modo da fare massa critica ed essere maggiormente propositivi. Il fine è infatti quello di riuscire a prevenire il disagio recependo le varie criticità del territorio e riportare le esigenze specifiche emerse.
Così modellizzato l’ambito politico-istituzionale può recepire ed esplicitare al meglio le problematiche delle varie realtà in quanto derivanti direttamente da bisogni del territorio e trasferirle nel livello decisionale superiore (Distretto Sanitario).
Questo approccio “bottom up” diviene allora uno strumento rappresentativo in grado di intervenire prontamente sulle esigenze riscontrate.
La Conferenza proprio attraverso la presenza degli operatori sociali, potrà anche definire sul territorio una funzione di segretariato sociale, in grado di rispondere all’esigenza primaria dei cittadini delle aree montane di:
- Avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi;
- Conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in cui vivono, che possono risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita.
- Dare voce alla montagna, cioè trasmettere le proprie esigenze e quindi mettere in grado gli enti preposti di definire o ridefinire le tipologie e modalità di servizi erogati.
In particolare l’attività di segretariato sociale può essere finalizzata a garantire unitarietà di accesso, funzione di orientamento, funzione di filtro, funzioni di osservatorio e monitoraggio sui bisogni e delle risorse, funzioni di trasparenza e fiducia nei rapporti tra cittadino e servizi. E’ quindi un livello informativo e di orientamento indispensabile per evitare che proprio le persone più fragili e meno informate vengano scoraggiate nella ricerca di aiuto o si esauriscano nel procedere nella ricerca di risposte adeguate ai loro bisogni.
In tal modo questa modalità di operare nell’area montana può diventare nel futuro uno strumento per attivare un processo di ridistribuzione solidale delle potenziali risorse presenti sul territorio e di coordinamento dei servizi oltre che un riferimento importante per effettuare un’analisi permanente sia delle problematiche che delle risorse territoriali in funzione della costituzione di una rete di interazione sociale nella presa in carico globale della situazione di problematicità della persona.
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| Mercoledì, 6 ottobre 2004 |
8:58:48 AM
a cura di Giovanni Prestini
Cittadinanza sociale
Il termine "cittadinanza" sì collega strettamente ai "diritti" della persona, che si ritiene debbano essere riconosciuti ad ogni persona nella vita quotidiana e nelle situazioni di bisogno.
Questo riconoscimento deve avvenire in special modo all'interno della comunità di appartenenza,
Comunità, cittadinanza, diritti sono termini che si influenzano reciprocamente.
Lo sviluppo dell'uno presuppone lo sviluppo dell'altro, alimentando significati e valori che dovrebbero connotare positivamente la convivenza civile ed il welfare.
Lavorare sull'organizzazione di comunità ha un rilevante impatto sulla qualità della vita individuale e collettiva, soprattutto nelle zone marginali, come quelle montane.
Infatti:
- Favorisce il miglioramento della condizioni culturali, sociali e ambientali; contenendo lo sviluppo di importanti fattori di rischio riguardanti sia la salute che l'insorgenza di patologie sociali;
- Rende più efficaci gli interventi di presa in carico e di soluzione dei problemi presenti nella comunità stessa;
- Permette di condividere criteri di equità nella fruizione dei servizi pubblici, consentendo di intervenire più profondamente nelle disuguaglianze che sono strettamente collegate a condizioni di vita sfavorevoli.
In sintonia con queste prospettive, riscontrabili nelle scelte e nelle priorità indicate dal Piano regionale, la “Carta per la cittadinanza sociale" è a tutti gli effetti una strategia di sviluppo dell'organizzazione della comunità.
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| Martedì, 28 settembre 2004 |
10:54:50 AM
a cura di Giovanni Prestini
Dinamiche sociali nelle aree montane
Il problema certamente più sentito nell’ambiente montano, per la sua particolare conformazione, attiene la scarsità dei servizi e la difficoltà di accesso a quelli disponibili.
La frammentazione degli abitati sia dal punto di vista geografico che amministrativo, la rarefazione dei rapporti sociali, il venir meno, spesso, della dimensione minima di una società locale, contribuiscono ad acuire la problematicità degli stati di solitudine, emarginazione e handicap.
Un'efficace azione di supporto sociale da parte degli enti locali della montagna deve necessariamente riuscire a soddisfare i requisiti di una ottimizzazione dell'impiego delle risorse dal punto di vista della logistica, all’interno di un ambito territoriale ottimale, sia dal punto di vista della semplificazione dei processi di comunicazione interistituzionali e con gli altri attori del settore.
Questo risultato è conseguibile attraverso un metodo di lavoro coordinato, che prevede alcune tappe fondamentali:
- La presa in carico del concetto di Cittadinanza sociale
- l'attivazione di uno strumento di coordinamento tra tutti gli attori dei servizi sociali: Conferenza per i servizi sociali.
- l’elaborazione di una Carta di Servizi
Oggi la politica di welfare nelle aree montane chiama le istituzioni, i servizi, le associazioni, i gruppi a contribuire, attraverso le iniziative previste, alla progressiva maturazione di nuove responsabilità sociali.
I servizi, in particolare, dovrebbero ridefinire il proprio ruolo alla luce di queste esigenze, mediante la verifica continua dell'adeguatezza rispetto alle esigenze poste dalle dimensioni della cittadinanza sociale, in particolare: accessibilità, informazione, comunicazione, tutela, orientamento al miglioramento della qualità, integrazione, ecc.
Leggere i bisogni della gente di montagna, verificare le risorse a disposizione, definire le risposte possibili, descrivere i percorsi da attivare, altro non è che una parte dell’impegno che le amministrazioni locali devono mettere in campo per conseguire un obiettivo "alto", ma verificabile: migliorare "lo stato di salute" delle persone.
Tutte le azioni devono essere misurate su questo parametro, cioè alla Valutazione sistematica dei risultati salute.
Si tenga presente infatti che i determinanti di salute sono ben più dei servizi sanitari, sociosanitari e socio assistenziali.
Non è più rinviabile il superamento della separatezza delle politiche di settore.
Per questo riteniamo che il metodo che sperimentato per la costruzione della "Conferenza per i servizi sociali" possa rappresentare una strategia utile per attivare anche altre politiche sociali: le Politiche di sviluppo socioeconomico (Patti Territoriali che indicano le prospettive ), le Politiche Sociali Integrate (Piani regolatori che consentono lo sviluppo della cittadinanza), le Politiche dei servizi alle persone (Piani Sociali che garantiscono alcuni aspetti della tutela) devono ricondursi ad un unico modalità di lettura dei bisogni e organizzazione dei prodotti, per conseguire il fine di garantire il miglioramento della salute dell’intera comunità.
Lo sviluppo della partecipazione è già una forma di miglioramento della tutela delle persone e per questo è importante che la Comunità Montana si orienti alla costituzione di una Conferenza permanente dei servizi sociali, che sia in grado di lavorare su tavoli a geometria variabile e si configuri quindi quale organo di governo del patto per la cittadinanza sociale in grado anche di verificare i programmi e gli impegni nell’ambito dei singoli comuni.
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| Lunedì, 20 settembre 2004 |
10:12:34 AM
a cura di Giovanni Prestini
Scenario del welfare locale
Parlare oggi di riforma del Welfare significa innanzitutto partire da una considerazione basilare sulla necessità di ridefinire i modelli di contratto sociale che cementano la coesione sociale delle comunità locali.
E’ perciò urgente individuare e sperimentare modelli di integrazione delle politiche locali per uno sviluppo armonico e sostenibile dei nostri territori.
Il quadro nel quale ci troviamo ad operare è in fase di profondo cambiamento, con luci ed ombre (modifica del titolo V della Costituzione, riordino della sanità nazionale e regionale, piena attuazione della riforma introdotta dalla L.328/2000, politiche della formazione e politiche attive del lavoro...)
L’evoluzione culturale e normativa in atto da alcuni anni ha teso a ridefinire il concetto di politiche sociali. Si sta passando - non senza difficoltà e contraddizioni - da una concezione del welfare meramente assistenzialistica e riparativa, ad una che vede le politiche sociali come fattore essenziale di sviluppo per l’intero sistema sociale.
Emerge con chiarezza la consapevolezza che solo una forte integrazione delle politiche del lavoro, della formazione, dell’istruzione, dei servizi sociali e sanitari potrà dare nuovo impulso alla Montagna italiana.
E' evidente che una forte e sinergica integrazione delle varie politiche non può prescindere dalla creazione di un sistema di conoscenza e di analisi dei fenomeni locali più rilevanti al fine di attivare processi di programmazione e di sviluppo condivisi, efficaci e adeguati in relazione ai reali bisogni dei cittadini che vivono in montagna.
Per fare questo è necessario pensarsi non più e non solo come singole realtà - istituzionali e non - ma come vari soggetti che interagiscono tra loro con l’obiettivo prioritario della qualità della vita dei cittadini.
Occorre fare sistema, fare rete, cioè essere in grado:
- da un lato di produrre elementi di conoscenza (la Comunità che riflette su se stessa) capace di sostenere le scelte di programmazione che rispondano alle priorità dei bisogni dei cittadini
- dall’altro saper offrire “servizi di vicinanza”, cioè quanto più direttamente fruibili dai soggetti che risiedono in montagna del tutto adeguati ed in linea con gli standard degli altri territori.
Questo significa assumere il metodo della concertazione, della programmazione condivisa e integrata.
E’ importante mantenere una programmazione unitaria delle politiche sociali integrate nelle aree montane ed anzi collocarsi con ancora più incisività in politiche di area vasta, regionale, provinciale e interprovinciale; ma occorre anche essere in grado di leggere le peculiarità e le differenze dei diversi territori, e la montagna è uno di questi, attraverso analisi mirate.
Peculiarità e differenze che esistono anche nell’ambito del territorio montano stesso e che dobbiamo essere in grado di conoscere per dare risposte più efficaci.
Programmazione integrata significa anche integrare le varie risorse (del FSE, Piano Integrato Sociale Regionale, Interventi educativi per l’infanzia e l’adolescenza, L285, ...) e i soggetti che ne sono titolari.
La situazione della montagna presenta contemporaneamente preoccupanti segnali di decadenza e potenzialità rilevanti di sviluppo:
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- la presenza di numerosi soggetti pubblici e privati portatori di idee, programmi e progetti in vari settori di attività sono una risorsa importante per la Montagna .se al pari delle variegate fonti di intervento e di finanziamento disponibili per l’area;
- tutto ciò richiede un coordinamento tra gli attori dello sviluppo locale, per:
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- sviluppare la progettualità che essi possono mettere in campo;
- attivare le fonti di finanziamento (in particolare quelle riservate alla montagna , per es. ob. 3, che altrimenti rischiano di restare inutilizzate) e di intervento;
- dotarsi di strumenti di valutazione degli effetti e dei benefici di quanto attivato sul territorio, in termini di miglioramento complessivo della qualità della vita individuale e collettiva.
Costruire un sistema di relazioni sul territorio è dunque essenziale per costruire un welfare plurale con poteri e responsabilità condivise, che possa promuovere le risorse della comunità.
Per questo diventa strategico favorire processi di diffusione delle conoscenze che servono a supportare i processi decisionali e a costruire capacità di azione, crescita complessiva delle competenze dei vari soggetti (in modo che non si perdano occasioni importanti).
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