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Cantiere 03: Servizi sociali
Ambito Comunità Montane della Lessinia e del Baldo (Verona)
Il cantiere si propone di costituire uno strumento che abbia la finalità di favorire il coordinamento di tutti gli attori interessati a gestire azioni di lotta al disagio sociale, siano essi enti pubblici o privati, associazioni di volontariato o di categoria.
L'ambiente montano, per la sua particolare conformazione che favorisce la frammentazione degli abitati sia dal punto di vista geografico che amministrativo, contribuisce ad acuire la problematicità degli stati di emarginazione e di handicap.
Il cantiere conta di ottenere i seguenti risultati:
- Miglioramento delle capacità decisionali e progettuali delle amministrazioni degli enti montani nel settore dei servizi sociali;
- Semplificazione dei rapporti interistituzionali nel settore dei servizi sociali;
- Creazione di una rete stabile di relazioni con gli attori nello scenario dei servizi sociali;
- Miglioramento dell'accessibilità dei servizi amministrativi ai portatori di handicap;
- Avvio/sviluppo del processo organizzativo per la costituzione del Comune come front-office unico della Pubblica Amministrazione verso cittadini ed imprese.
Modello di Riuso

PROGETTO SPORTELLO PER LA MONTAGNA
Intervento articolato di formazione per la pubblica amministrazione delle aree montane
Cantiere
Tavolo permanente di confronto e concertazione sulle problematiche socio-sanitarie del territorio
Comunità Montane del Monte Baldo e della Lessinia
Premessa
La Convenzione stipulata tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica e UNCEM per l’attuazione del Progetto Sportello per la Montagna – Intervento articolato di formazione per la pubblica amministrazione delle aree montane, prevede l’avvio presso le Comunità Montane di una serie di Sportello per la P.A. e Sportelli per il cittadino, nel quadro di un intervento pilota che permetta di definire modelli organizzativi/operativi specifici e riusabili per la Pubblica Amministrazione nelle aree montane italiane.
Lo Sportello per la Montagna vuole, in particolare, rispondere alla assoluta necessità per le Comunità Montane, e di conseguenza per tutto il sistema socio-economico ad esse afferenti, di rimanere al centro dello sviluppo della montagna, ponendosi come nuovi urbanizzatori di una vera e propria dimensione virtuale della realtà, usufruendo appieno di tutti gli strumenti che la modernizzazione mette a disposizione, prime fra tutte le nuove forme di comunicazione con i cittadini e le imprese.
L’avvento della Società dell’Informazione può rappresentare per le Comunità Montana la sperimentazione e l’affermazione di nuovi modelli di gestione e di erogazione dei servizi, facendone, di fatto, momenti avanzati della Pubblica Amministrazione, modelli volti ad avvicinare i servizi ai cittadini ed alle imprese, attivando un processo di messa in valore e strumentazione di tutte le risorse del territorio, a cominciare dalle amministrazioni locali, che vedono i sindaci primi referenti dei cittadini.
Il welfare locale
Parlare oggi di riforma del Welfare significa innanzitutto partire da una considerazione basilare sulla necessità di ridefinire i modelli di contratto sociale che cementano la coesione sociale delle comunità locali. E’ perciò urgente individuare e sperimentare modelli di integrazione delle politiche locali per uno sviluppo armonico e sostenibile dei nostri territori.
Il quadro nel quale ci troviamo ad operare è in fase di profondo cambiamento, con luci ed ombre (modifica del titolo V della Costituzione, riordino della sanità nazionale e regionale, piena attuazione della riforma introdotta dalla L.328/2000, politiche della formazione e politiche attive del lavoro...)
L’evoluzione culturale e normativa in atto da alcuni anni ha teso a ridefinire il concetto di politiche sociali. Si sta passando - non senza difficoltà e contraddizioni - da una concezione del welfare meramente assistenzialistica e riparativa, ad una che vede le politiche sociali come fattore essenziale di sviluppo per l’intero sistema sociale.
Emerge con chiarezza la consapevolezza che solo una forte integrazione delle politiche del lavoro, della formazione, dell’istruzione, dei servizi sociali e sanitari potrà dare nuovo impulso alla Montagna.
E' evidente che una forte e sinergica integrazione delle varie politiche non può prescindere dalla creazione di un sistema di conoscenza e di analisi dei fenomeni locali più rilevanti al fine di attivare processi di programmazione e di sviluppo condivisi, efficaci e adeguati in relazione ai reali bisogni dei cittadini che vivono sulla Montagna.
Per fare questo è necessario pensarsi non più e non solo come singole realtà - istituzionali e non - ma come vari soggetti che interagiscono tra loro con l’obiettivo prioritario della qualità della vita dei cittadini.
Occorre fare sistema, fare rete, cioè essere in grado:
- da un lato di produrre elementi di conoscenza (la Comunità che riflette su se stessa) capace di sostenere le scelte di programmazione che rispondano alle priorità dei bisogni dei cittadini;
- dall’altro saper offrire “servizi di vicinanza”, cioè quanto più direttamente fruibili dai soggetti che risiedono in montagna del tutto adeguati ed in linea con gli standard degli altri territori contigui.
Questo significa assumere il metodo della concertazione, della programmazione condivisa e integrata.
E’ importante mantenere una programmazione unitaria delle politiche sociali integrate ed anzi collocarsi con ancora più incisività in politiche di area vasta, provinciale e interprovinciale; ma occorre anche essere in grado di leggere le peculiarità e le differenze dei diversi territori, e la montagna è uno di questi, attraverso analisi mirate.
Peculiarità e differenze che esistono anche nell’ambito del territorio montano stesso e che dobbiamo essere in grado di conoscere per dare risposte più efficaci.
La situazione della montagna presenta contemporaneamente preoccupanti segnali di decadenza e potenzialità rilevanti di sviluppo quali la presenza di numerosi soggetti pubblici e privati portatori di idee, programmi e progetti in vari settori di attività sono una risorsa importante per la Montagna al pari delle variegate fonti di intervento e di finanziamento disponibili per l’area.
Tutto ciò richiede un coordinamento tra gli attori dello sviluppo locale, per avere consapevolezza delle risorse attive e attivabili, sviluppare la progettualità che esse possono mettere in campo, attivare le fonti di finanziamento (in particolare quelle riservate alla montagna, per es. ob. 3, che altrimenti rischiano di restare inutilizzate) e di intervento, dotarsi di strumenti di valutazione degli effetti e dei benefici di quanto attivato sul territorio, in termini di miglioramento complessivo della qualità della vita individuale e collettiva.
Costruire un sistema di relazioni sul territorio è dunque essenziale per costruire un welfare plurale con poteri e responsabilità condivise, che possa promuovere le risorse della comunità civile montana.
Motivazioni dell'intervento
Il problema certamente più sentito nell’ambiente montano, per la sua particolare conformazione, attiene la scarsità dei servizi e la difficoltà di accesso a quelli disponibili.
La frammentazione degli abitati sia dal punto di vista geografico che amministrativo, la rarefazione dei rapporti sociali, il venir meno, spesso, della dimensione minima di una società locale, contribuiscono ad acuire la problematicità degli stati di solitudine, emarginazione e handicap, a cui si aggiunge la particolare diffusione di alcuni fenomeni sociali, quale, ad esempio, l'alcoolismo.
Un'efficace azione di supporto sociale da parte degli enti locali della montagna deve necessariamente riuscire a soddisfare i requisiti di una ottimizzazione dell'impiego delle risorse dal punto di vista della logistica, all’interno di un ambito territoriale ottimale, sia dal punto di vista della semplificazione dei processi di comunicazione interistituzionali e con gli altri attori del settore.
Questo risultato è conseguibile attraverso l'attivazione di un tavolo di coordinamento tra tutti gli attori dei servizi sociali.
La soluzione che ci si propone di sperimentare in tal senso è rappresentata dall'uso di uno strumento di lavoro ispirato alla Conferenza dei Servizi, coordinato dalle Comunità Montane in quanto Enti rappresentativi dei Comuni Montani, con la partecipazione di tutti gli attori territoriali operanti nell’ambito dei servizi sociali, intesa come modalità di lavoro.
In tale ottica è importante riprendere i caratteri originali del modello di welfare a cui la Regione Veneto si è da tempo ispirata, che è articolato su alcune basi fondamentali:
- l’integrazione della responsabilità
- l’integrazione dei fattori produttivi
- la promozione della famiglia
- la promozione della solidarietà organizzata
- l’offerta pubblica e privata
Queste opzioni strategiche hanno trovato espressione:
- nelle Unità Locali Sociosanitarie, quale modello originale per la gestione dei servizi sanitari e sociali fra loro integrati,
- nel loro dimensionamento su scala territoriale specifica (cioè intermedia tra il livello provinciale e quello comunale),
- nella incentivazione delle deleghe di gestione dei servizi sociali alle Ulss,
- nelle collaborazioni intercomunali finalizzate alla gestione unitaria dei piani di zona e di altri programmi di interesse zonale,
- nella individuazione della figura del direttore dei servizi sociali per garantire il governo strategico nelle Ulss dell’integrazione sociosanitaria nei suoi aspetti istituzionali e gestionali,
- nella definizione dei piani di zona quale strumento concertato di programmazione locale,
- nella differenziazione dei fattori produttivi interni ed esterni grazie al coinvolgimento del terzo settore nei processi di programmazione locale e nella gestione dei servizi,
- nel distretto quale unità elementare territoriale per realizzare l’integrazione delle risposte sociosanitarie.
I risultati di queste scelte sono riconoscibili nella capacità di garantire risposte unitarie in alcune aree di bisogno, ad esempio quelle delle politiche per l’infanzia e la famiglia, gli anziani, le disabilità, le dipendenze, la salute mentale.
Con legge regionale 15 dicembre 1982 n. 55 la Regione Veneto ha disciplinato la materia prevedendo che l'intervento nel settore dell'assistenza sociale fosse diretto a garantire al cittadino il libero sviluppo della personalità e la sua partecipazione alla vita della comunità, e avesse per fine la prevenzione e la progressiva riduzione del bisogno assistenziale concorrendo a rimuovere le cause di natura personale, familiare, sociale ed economica attraverso un complesso di servizi sociali, coordinati e integrati sul territorio con i servizi sanitari e formativi di base e in armonia con gli altri servizi finalizzati allo sviluppo sociale nonché attraverso prestazioni economiche.
Come servizi sociali sono intesi quelli rivolti alla promozione, alla valorizzazione e alla formazione ed educazione alla socialità di tutti i cittadini, sia come singoli sia nelle diverse aggregazioni sociali, alla prevenzione dei fattori del disagio sociale nonché al reinserimento nel nucleo familiare e nel normale ambiente di vita di quelle persone che, per qualsiasi causa, fossero state escluse od emarginate, nonché a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni della salute della persona.
Contemporaneamente, e per non appesantire l’assetto organizzativo pubblico, ma soprattutto per favorire la partecipazione diretta dei cittadini organizzati in libere associazioni, la Regione Veneto riconosceva la funzione di utilità sociale del volontariato, ne promuoveva l'apporto e il coordinato utilizzo e garantiva la libertà dell'iniziativa privata, che operava per conseguire le medesime finalità cui si ispirava la legge 55/1982.
Nella Legge regionale n 11/2001, vengono sintetizzati i concetti della riforma statale, coniugati con la tradizione del modello Veneto.
La Regione Veneto, infatti, ha confermato di perseguire l'obiettivo dell'integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari al fine di migliorare la qualità della vita e l'efficacia degli interventi volti alla conservazione dello stato di benessere e alla prevenzione e rimozione delle cause di nocività, disagio e malattia.
La Regione cioè tutela la salute, nel significato più ampio del termine, come fondamentale diritto della persona e interesse della collettività e garantisce mediante atti di amministrazione e di programmazione, la libertà di costituzione delle persone in aggregazioni sociali e l'attività di quest'ultime nel sistema dei servizi sociali anche allo scopo di favorirne le possibili forme di collaborazione con gli enti pubblici e di agevolarne l'assolvimento di funzioni e compiti di rilevanza sociale in applicazione del principio di sussidiarietà di cui al comma 3, lettera a), dell'articolo 4 della legge n. 59/1997.
Viene indicato, cioè, un coinvolgimento territoriale che naturalmente non può essere “sanitario” nel senso tradizionale, ma assume valenza e toni che non possono non essere socialmente interpretabili e attuabili delle diverse strutture e centri di responsabilità presenti nel territorio, come luogo dove intervengono le Unità Locali Sociosanitarie con forme di integrazione con i Comuni chiamati ad esercitare le loro competenze anche sulle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria mediante strumenti ed atti necessari per garantire la gestione integrata dei processi assistenziali.
Il Piano di Zona dei Servizi Sociali 2001-2003, della Regione Veneto, Azienda U.L.S.S. n° 22., si pone come obiettivo, tra gli altri, di:
- “Favorire l’integrazione tra la rete dei servizi e degli interventi sociali ( socio-assistenziali e socio-educativi) e altri ambiti del welfare (in primo luogo l’ambito sanitario, ma anche quello dell’istruzione, della formazione, del tempo libero, dell’accoglienza dell’immigrato ecc.)
- garantire una soddisfacente equità ed omogeneità di trattamento e di prestazione ai cittadini che vivono su territori diversi, indicando i livelli essenziali dei servizi da erogare e le eventuali misure di reiquilibrio necessarie
- creare le condizioni (di elaborazione, di progettazione, di organizzazione) per attuare su tutto il territorio di competenza gli indirizzi individuati
- sostenere e supportare, con l’avvio e la promozione di processi di medio periodo e opzioni gestionali, la titolarità politica del sistema dei servizi sociali
- promuovere forme di accordo e di collaborazione tra i Comuni di ciascun distretto al fine di ottimizzare le risorse, umane e finanziarie, disponibili
- sostenere l’innovazione della rete di servizi, sia attraverso la ridefinizione degli interventi consolidati, sia attraverso la sperimentazione di nuove tipologie di servizi).
All’interno della complessità di orientamento del Piano dei Servizi alla persona e alla Comunità, legata alla molteplicità dei bisogni, esiste una ulteriore differenziazione dipendente dal collocamento territoriale delle diverse utenze e in tal senso ci riferiamo esplicitamente alla specificità costituita dall’area montana.
In particolare all’interno dell’U.S.S.L. 22, il Distretto 2 ricomprende 11 comuni appartenenti alle due Comunità Montane del Monte Baldo e della Lessinia, ad alta specificità montana.
Questi ultimi risultano minoritari in un rapporto numerico sia come cittadini che come utenti e non riescono, di conseguenza, ad esplicitare al meglio le loro esigenze e criticità.
Cio’ premesso al fine di rispondere alle esigenze del territorio e dei Comuni, soprattutto in termini di specificità montana, si concorda di definire ed attivare lo strumento operativo del “Tavolo permanente di confronto e concertazione sulle problematiche socio-sanitarie del territorio” sancito da una Dichiarazione di Intenti.
Area interessata
Comunità Montana del Monte Baldo
Ferrara di Monte Baldo
Brentino Belluno
Caprino Veronese
Rivoli Veronese
Costermano
Comunità Montana della Lessinia
Dolcè
Fumane
Marano di Valpolicella
Sant’Ambrogio di Valpolicella
Sant’Anna d’Alfaedo
Negrar
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© Copyright 2007 UNCEM Servizi s.r.l..
Ultimo aggiornamento: 27-09-2007; 21:30:50.
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